Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

Il binomio paura-simpatia

 

 

 

Cristianità, Piacenza, Anno I, n. 2, novembre-dicembre 1973, pag. 10 (1)

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Nell’articolo precedente ho cercato di tracciare un panorama della lotta di classe in Francia durante gli ultimi 200 anni. In esso ho analizzato soprattutto la condotta della aristocrazia di fronte alla offensiva vittoriosa della classe borghese, e poi quella della borghesia di fronte all’ascesa pressoché ineluttabile del proletariato.

Così, ho fatto essenzialmente notare che:

1 - La vittoria del repubblicanesimo borghese sul monarchismo aristocratico non fu dovuto unicamente al fatto, descritto molto semplicisticamente da un buon numero di divulgatori di storia, che le "idee nuove" conquistavano rapidamente adepti sempre più numerosi, mentre le "idee vecchie" andavano perdendo i loro "fedeli". La realtà fu ben più complessa. Il monarchismo aristocratico conservò una vitalità politica innegabile e possibilità di vittoria molto notevoli, almeno fino al 1870, cioè durante i 100 anni complessivi che hanno fatto seguito alla presa della Bastiglia.

2 - Di fronte a questa vitalità ostinata del monarchismo aristocratico, le sue enormi catastrofi politiche non si possono attribuire esclusivamente a una perdita di adepti che aderirono all’altra parte, ma alla debolezza degli adepti che rimanevano fedeli, di fronte alla tattica scaltra della Rivoluzione.

3 - Questa tattica, usata in ogni grande mossa repubblicano-borghese, può definirsi quella del binomio paura-simpatia: a) in un primo momento, essa consiste nello sferrare un attacco radicale e violentissimo contro il monarchismo aristocratico. I seguaci di questo resistono per qualche tempo, sono sconfitti, e quelli che sopravvivono passano attraverso tutte le disgrazie immaginabili. Tutto questo li immerge nella paura. b) In una seconda fase, questa tattica porta la Rivoluzione a retrocedere un poco, e a concedere agli sconfitti di ieri alcuni bocconi che a suo tempo avevano avuto. Questo gesto suscita, da parte dei "beneficati", una certa quale simpatia verso il nuovo ordine di cose, e predispone il loro spirito all’accettazione di qualcosa delle dottrine della Rivoluzione. E così si accende in essi il desiderio di conservare lo status quo a ogni costo, per non perdere i bocconi recuperati. L’oppositore di un tempo preferisce "cedere per non perdere"; abbandonare la vaga speranza di recuperare il molto che ha perduto, per non perdere la fruizione del poco che ha recuperato. Egli diventa allora sostenitore della situazione presente, per metà rassegnato e per metà persuaso. c) Viene quindi un altro violento attacco rivoluzionario che toglie ai monarco-aristocratici i loro beneamati bocconi. d) Ma questo attacco è seguito da una nuova "ritirata" in cui la Rivoluzione restituisce all’avversario alcune briciole rimanenti dagli scarsi bocconi che ha loro tolto. e) Agisce di nuovo il binomio paura-simpatia. Il monarco-aristocratico cede ancora una volta "per non perdere" le sue adorate briciole. E attraverso un processo analogo, le briciole si vanno facendo microscopiche, fino a cessare di esistere.

Di conseguenza, la vittoria del repubblicanesimo borghese sul monarchismo aristocratico è dovuta in gran parte a una tattica molto scaltra, che ha deteriorato in quest’ultimo lo spirito di lotta, la capacità di resistenza e la speranza in una vittoria totale.

* * *

Il comunismo sta usando un procedimento analogo nei confronti della borghesia. E con un successo ancora maggiore. Il regno della borghesia in Francia incominciò a sembrare definitivo - almeno a molti - a partire dal 1870. Vediamo come si è svolto il processo paura-simpatia a partire da questa data:

1 - Paura. La terribile esplosione della Comune di Parigi nel 1870, con i suoi incendi, con le sue fucilazioni, con i suoi spettacoli da strada in stile giacobino, diede ai borghesi la sensazione che i giorni del Terrore avrebbero potuto ritornare da un momento all’altro. Risultato: il panico. Questa sensazione fu prolungata continuamente durante la Belle Epoque da una agitazione di massa guidata da capi con la facies scura e rabbiosa, da attentati anarchici spettacolari, ecc. A questo - che continuò più o meno dopo la I Guerra Mondiale - si sommò, nel periodo fra le due guerre, la impressione causata dalla drammatica instaurazione del comunismo in Russia, l’ondata comunista a stento repressa in Ungheria, in Austria, in Germania e in Italia, le drammatiche persecuzioni comuniste in Messico e in Spagna, ecc. I successi del comunismo dopo la II Guerra Mondiale accentuarono ancora più questo panico. La prospettiva di una guerra atomica, lo porta - in molti settori - al parossismo.

2 - Simpatia. Una lunga serie di vittorie della Rivoluzione, nella sua fase anti-monarchica e anti-aristocratica e poi nella sua fase anti-borghese, induce i borghesi - di per sè immensamente meno combattivi dei nobili - a non lottare. Accanto a loro, ordinato, intellettuale, sorridente, educato, sta il socialismo, che promette loro un aiuto se "cederanno per non perdere". I borghesi consegnino parte del pane e i socialisti li aiuteranno a conservare l’altra parte contro il comunismo.

Il borghese, per farsi un alleato senza il quale la vittoria gli sembra impossibile, si lascia persuadere. E cede. Cede perfino con una certa simpatia, sia perchè la sua formazione teorica ugualitaria lo ha preparato al socialismo, sia perché il socialismo gli sembra un protettore. Fatta la concessione, aveva un periodo di pace relativa.

3 - Nuova paura. All’estrema sinistra, il radicalismo e la violenza si riaccendono. Il borghese si spaventa nuovamente.

4 - Nuova simpatia. Il socialismo si avvicina ancora una volta al borghese. Gli promette di coalizzarsi con lui contro il comunismo, se il borghese cede i suoi bocconi e si accontenta di qualche briciola. Il borghese "cede per non perdere" tutto. Nuova simpatia. Nuova distensione. Quindi nuova tensione, e così via.

* * *

Insomma, senza mai salire al potere, il PC, astutamente aiutato dal socialismo, sta ottenendo il cambiamento della società borghese.

Questo accade in Europa. Soltanto in Francia? Chi non vede che il processo è diventato universale?

Il lettore si chiederà a che punto del processo rivoluzionario operato dal binomio paura-simpatia ci troviamo al giorno d’oggi.

Nella selva degli "scismi" comunisti, nella palude delle manovre socialiste, progressiste e dei "rospi" (2), cercherò di indicare nel prossimo articolo a che punto siamo di questo processo ai primi di marzo del 1970.

Come il lettore potrà vedere, una delle figure centrali del panorama sarà Roger Garaudy. 


Note:

(1)  Traduzione dell'articolo "O binômio medo-simpatia", comparso sulla Folha de S. Paulo l’1-3-1970

(2) Con un uso simile a quello che fa indicare come "falchi" i sostenitori della maniera forte e come "colombe" i partigiani della pace a ogni costo e della resa, l’Autore chiama "rospi" un certo tipo di borghesi non comunisti, danarosi e con una buona posizione sociale, che si presentano come progressisti o democristiani e sono entusiasti della "apertura a sinistra". I "rospi" sognano un mondo nel quale viga la democrazia politica liberale insieme a un ferreo dirigismo e interventismo statale in campo economico-sociale, e auspicano ogni genere di concessioni al comunismo. Si agitano ed emettono suoni sgraziati solo quando qualcuno ricorda loro i doveri di stato o di categoria, disturbandoli nel pantano nel quale sono beatamente immersi (N. d. R.).


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