Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

Messaggio di Puebla (4)
 

Le “debolezze vistose dell’attuale civiltà"

 

 

Folha de S. Paulo, 26-4-1979 (*)

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Qual è la visione dell’uomo, e di quanto gli conviene, adottata dalla nuova corrente di cui parla Giovanni Paolo II nella sua allocuzione ai vescovi latino-americani, in apertura della Conferenza di Puebla?

Nesso tra ateismo e collettivismo

Presa la domanda nei suoi termini generici, il nuovo umanesimo porta logicamente a una posizione di destra di centro o di sinistra? Il messaggio non lo dice. Esso, semplicemente, nella parte relativa alla Verità sull’uomo affronta il sinistrismo - nelle sue diverse sfumature - come il contenuto del nuovo umanesimo, senza specificare se questo nesso risulta dalle premesse stesse del sistema di errori che condanna, oppure se si deve a una di quelle coincidenze fortuite, che non sono rare nella storia.

A mio modo di vedere, non si tratta di una coincidenza, ma, molto naturalmente, di una conseguenza logica. Chi non crede in Dio, ma solamente nell’uomo, è portato a vederne la completa realizzazione non in particelle della umanità come un individuo, una classe sociale o una nazione, ma nell’insieme della umanità, come tutto formato dalla universalità degli uomini.

A loro volta, gli abiti mentali democratici dei nostri giorni, completamente consonanti con questa filosofia, portano a vedere nel pronunciamento della maggioranza la voce autentica del tutto che è la umanità. Ne segue che la organizzazione economica e sociale dovrebbe mirare a distribuire in parti uguali l’insieme dei beni della terra all’insieme degli uomini. E attribuire il comando politico (finché la evoluzione non porti alla soppressione dello stesso comando politico esso stesso opposto alla uguaglianza completa) alla maggioranza. Insomma, tesi essenziali della dottrina marxista.

Critica all’umanesimo ateo

Si spiega facilmente come, trattando della Verità sull’uomo, Giovanni Paolo II condanni queste posizioni dottrinali: “Forse una delle debolezze più vistose dell’attuale civiltà consiste nella visione inadeguata dell’uomo. La nostra è, senza dubbio, l’epoca nella quale molto si è scritto e parlato intorno all’uomo, l’epoca degli umanismi e dell’antropocentrismo. Tuttavia, paradossalmente, è anche l’epoca delle angosce più profonde dell’uomo circa la propria identità ed il proprio destino, della retrocessione dell’uomo a livelli prima insospettati, l’epoca di valori umani conculcati come mai in precedenza.

“Come si spiega questo paradosso? Possiamo dire che si tratta del paradosso inesorabile dell’umanesimo ateo. È il dramma dell’uomo amputato di una dimensione essenziale del proprio essere - la sua ricerca dell’infinito – e posto così di fronte alla peggiore riduzione del medesimo essere".

E più avanti: “La Chiesa possiede, grazie al Vangelo, la verità sull’uomo. Questa si incontra in un’antropologia, che la Chiesa non cessa di approfondire e di comunicare. L’affermazione primordiale di tale antropologia è quella dell’uomo come immagine di Dio, irriducibile ad una semplice particella della natura o ad un elemento anonimo della città umana“.

Giovanni Paolo II conclude: “Questa verità completa sull‘essere umano costituisce il fondamento della dottrina sociale della Chiesa, così com’è la base della vera liberazione. Alla luce di tale verità, l’uomo non è un essere sottomesso ai processi economici e politici, ma questi stessi processi sono ordinati all’uomo e sottoposti a lui“.

Come si vede, ancora una volta (e non è eccessivo insistere), contrariamente a quanto desidererebbero molti “cattoiici“-marxisti, la Chiesa ripudia la filosofia di Marx come incompatibile con la sua dottrina e con la sua azione a favore dell’uomo nel campo terreno.

Un battente chiuso

Evidentemente, questa posizione di Giovanni Paolo II è di grande portata, dal momento che gli ambienti cattolici sono ampiamente infiltrati da “apostoli” della doppia tesi secondo cui la Chiesa esiste solamente al servizio dell’uomo e soltanto Marx ha capito e ha insegnato correttamente che cosa è l’uomo, e come servirlo.

Tuttavia, si mostrerebbe considerevolmente anacronistico chi affermasse che, fatto questo, Giovanni Paolo II ha esaurito tutto il tema dei rapporti tra la religione cattolica e il comunismo.

Infatti, proprio ai nostri giorni, l’ondata comunista più moderna consiste nell’ammettere che un non marxista possa propugnare, con fondamento filosofico non marxista, il regime socio-economico del comunismo, e collaborare validamente con i marxisti alla instaurazione di questo regime.

E che, per molti leaders italiani, francesi e spagnoli dell’eurocomunismo, essere comunista non comporta necessariamente l’accettazione di tutta la filosofia marxista.

In questa concezione - ripeto - un comunista si caratterizza per la sua adesione al regime socio-economico del comunismo, ma è libero di cercare in qualsiasi sistema religioso o ateo la fondazione filosofica che più gli sembri adeguata a giustificare le proprie preferenze socio-economiche.

Chi, con le nozioni attuali su questa materia, legge il messaggio di Giovanni Paolo II non può tralasciare di chiedersi se in questo documento, in cui è così chiara la posizione antimarxista, vi è anche una condanna del regime comunista in quanto tale, facendo astrazione dalla filosofia di Marx.

La risposta sembra essere che non vi è nel messaggio tale condanna. Ossia, per il collettivismo marxista il messaggio chiude un battente della porta. Per il collettivismo non strettamente marxista lascia aperto l’altro battente

(*) Titolo originale: As "vistosas debilidades da civilização atual", con l'occhiello "A mensagem de Puebla: notas e comentários". “Cristianità”, Anno VII, n. 50-51, giugno-luglio 1979, pag. 10. I sottotitoli sono redazionali. I neretti sono invece del sito www.pliniocorreadeoliveira.info


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