Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

Il Sacro Cuore di Gesù

 

 

Legionário, No. 458, 22 giugno 1941

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Immagine del Sacro Cuore di Gesù, venerata dal Prof. Plinio fin dalla sua infanzia


       Con molta insistenza il Santo Padre ha raccomandato che l'umanità intensifichi il culto da rivolgere al Sacro Cuore di Gesù così che, avendo rigenerato l'uomo per mezzo della grazia di Dio e avendo compreso che deve essere Dio il centro dei suoi affetti, possa regnare nuovamente nel mondo quella tranquillità che emana dall'ordine, e dalla quale ci allontaniamo sempre più, a mano a mano che il mondo scivola nell'anarchia.
       Così, non poteva un giornale Cattolico lasciar passare inosservata la festa trascorsa questi giorni del Sacro Cuore. Non è solo un dovere di pietà imposto dall'ordine delle cose, ma un dovere reso ancor più drammaticamente pressante dalla tragedia contemporanea.
       Chi non si allarma constatando gli estremi di crudeltà che può raggiungere l'uomo contemporaneo. Questa crudeltà non si riscontra solo sui campi di battaglia. Essa traspare in ogni occasione, nei grandi e nei piccoli accadimenti della vita di ogni giorno, attraverso la straordinaria durezza e la freddezza di cuore con cui la maggioranza delle persone trattano i loro simili.
       Le madri nelle quali si affievolisce l'amore per i figli; i mariti che attirano disgrazie sull'intera famiglia, con il solo scopo di soddisfare i propri istinti e le proprie passioni; i figli che, indifferenti alla miseria o all'abbandono morale nel quale lasciano i propri genitori, rivolgono tutte le loro attenzioni ai godimenti della vita; i professionisti che si arricchiscono a spese degli altri, mostrano molte volte una crudeltà fredda e calcolata, che causa molto più orrore di quanto non facciano quegli estremi di furore ai quali la guerra può condurre i combattenti.Infatti, seppure nella guerra gli atti di crudeltà si possano valutare più facilmente, e chi li commette sia senza giustificazioni, ci sarebbe almeno l'attenuante di essere istigato dalla violenza del combattimento. Ma ciò che si trama e si commette nella tranquillità della vita quotidiana non può, spesso, beneficiare della stessa attenuante. E ciò soprattutto quando non si tratta di azioni isolate, ma di abitudini inveterate che moltiplicano continuamente le malefatte.
       La guerra, come si fa oggi, è un indicatore di crudeltà, ma è ben lungi dall'essere l'unica manifestazione di durezza morale contemporanea.
      Chi dice crudeltà dice egoismo. L'uomo danneggia il suo prossimo solo per egoismo, per beneficiare di vantaggi ai quali non ha diritto. Quindi, l'unico modo per sradicare la crudeltà è quello di bandire l'egoismo.
       Tuttavia la teologia ci insegna che l'uomo può essere capace di una vera e completa abnegazione quando il suo amore verso il prossimo si fonda nell'amore di Dio. Al di fuori di Dio non esiste, per gli affetti umani, né stabilità né pienezza. O l'uomo ama Dio al punto da dimenticare se stesso, e in questo caso egli saprà davvero amare il prossimo; o l'uomo ama se stesso al punto da dimenticare Dio e, in questo caso, l'egoismo finirà col dominarlo completamente.
       Così, è solo aumentando negli uomini l'amore di Dio, che si potrà raggiungere una profonda comprensione dei propri doveri verso il prossimo. Combattere l'egoismo è un compito che implica necessariamente il "dilatare gli spazi dell'Amore di Dio", secondo la bellissima espressione di sant'Agostino.
       Ora la festa del Sacro Cuore di Gesù è, per eccellenza, la festa dell'amore di Dio. In essa, la Chiesa propone come soggetto di meditazione e come oggetto delle nostre preghiere l'amore tenerissimo e immutabile di Dio che, fattosi uomo, è morto per ciascuno di noi. Mostrandoci il Cuore di Gesù che arde d'amore nonostante le spine con le quali lo circondiamo a causa dei nostri peccati, la Chiesa ci apre la prospettiva di un perdono misericordioso e sconfinato, di un amore infinito e perfetto, di una gioia completa e immacolata, che dovrebbe costituire l'incanto perenne della vita spirituale di tutti i veri cattolici.
       Amiamo il Sacro Cuore di Gesù. Sforziamoci affinché questa devozione trionfi in modo autentico (e non soltanto attraverso alcune apparenze) in tutti i focolari, in tutti gli ambienti e, soprattutto, in tutti i cuori. Solo così potremo ottenere di riformare l'uomo contemporaneo.
       "Ad Jesum per Mariam". È per mezzo di Maria che si arriva a Gesù. Dovendo scrivere sulla festa del Sacro Cuore, come non aggiungere una parola di filiale commozione per questo Cuore Immacolato che, meglio di chiunque altro, ha compreso e amato il Divino Redentore? Che Nostra Signora ci ottenga almeno qualche scintilla di quella immensa devozione che Lei ha avuto per il Sacro Cuore di Gesù. Possa accendere in noi un po' di quell'incendio d'amore con il quale Ella ardeva così intensamente: è il nostro augurio in quest'ottava così dolce e piena di conforto.


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