La fuga delle occasioni di peccato (balli, bagni comuni nelle spiagge, piscine) è il presupposto per conservare la castità, specie oggi

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Dal “Dizionario di Teologia Morale”, diretto dal Cardinale Francesco Roberti e dell’arcivescovo (dopo Cardinale) Pietro Palazzini, quarta edizione riveduta alla luce del Concilio Vaticano II, Editrice Studium, Roma, 1968, vol. I, pag. 180, 181, 183, 258, 548:

I mezzi e le armi per conservare la purezza si possono riassumere in genere in due parole-programma: fuggire (= vigilare) e agire (= preghiera e lotta).

La fuga delle occasioni e del pericolo è il presupposto, perché si possa coltivare il pudore e la modestia, ultimo baluardo della castità. (…)

I divertimenti non devono né per loro natura né per le circostanze offendere in qualunque modo altre norme morali (di religione, di purezza, di onestà, di carità, ecc.), non devono cioè fornire occasione di peccato sia propri sia altrui per causa di scandalo. (…)

Il ballo non è in sé un atto illecito: è una espressione elegante di gioia e consiste, specialmente nelle danze moderne, in un godimento dei propri movimenti ritmici, suscitati e portati dalla musica. Però in tutta la storia del Cristianesimo, dagli antichi Padri fino ad oggi, i moniti contro il ballo sono stati innumerevoli, perché le circostanze di questa specie di divertimento, soprattutto l’avvicinamento dei due sessi, portano con sé gravi pericoli per la moralità. (…)

Si peggiora la questione con le danze più moderne che per la loro stessa natura e configurazione (talvolta quasi espressione di commozioni ed atti sessuali) sembrano quasi inventate per provocare al peccato; ragione per cui Benedetto XV le segnalò come balli «barbari», «uno peggiore dell’altro». E aggiungeva: «non si potrebbe trovare un mezzo più adatto per togliere ogni resto di pudore» (Enciclica Sacra propediem, 6 gennaio 1921). (…)

In pratica, astrazione fatta da ogni altro immediato pericolo di peccato o di commozione sessuale, un uso frequente del ballo è fortemente riprovevole, specialmente quello del tipo più moderno, perché esercita una influenza deleteria sulla salute morale (promuove un’enorme leggerezza di costume) e psichica (rovina i nervi e scuote talvolta l’equilibrio mentale). (…)

Per i bagni comuni (…) se sono tra persone di diverso sesso difficilmente (specie oggi) sono privi di pericolo di peccato, quindi illeciti. La troppa libertà usata in tali bagni costituisce un forte incentivo al male. Né si può credere che il pericolo diminuisca con l’abitudine secondo l’assioma: ab assuetis nulla fit passio, perché nell’uomo, specie nei giovani, il continuo vedere, anche se prossimamente non susciti i bassi stimoli del male, affievolisce tuttavia il pudore naturale e fa sì che uno si permetta con facilità ogni leggerezza. Quindi le passioni non diminuiscono, ma piuttosto aumentano specie nelle spiagge, piscine, ecc. ove, insieme al rilassamento fisico, si unisce quello dello spirito

Nota: I neretti sono del nostro sito.

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