La religione al servizio dell’irreligiosità

blank

Folha de S. Paulo, 11 luglio 1971
di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Riassumo oggi in alcune proposizioni i testi del libro sul quale, nel mio ultimo articolo, ho invitato il lettore a fare una prova.
In questo modo il lettore potrà verificare con chiarezza meridiana il pensiero contenuto in quell’opera.
Vediamo innanzitutto cosa afferma riguardo alla Chiesa preconciliare. Fino al Concilio Vaticano II, la Chiesa ha vissuto sotto il giogo di un’oligarchia clericale, mentre la società civile era sotto il controllo di un’oligarchia borghese. Entrambe le oligarchie agivano in simbiosi, per conservare più facilmente il loro potere sulla massa soggiogata. La sottomissione dei teologi agli interessi della borghesia li portava a interpretare in modo tendenzioso San Tommaso d’Aquino, il che li induceva a sostenere il «diritto divino della proprietà privata». Tali teologi influenzarono profondamente i documenti pontifici relativi alle questioni economiche, precedenti al Concilio. È evidente che, sebbene tali documenti siano stati finora considerati definitivi, non possono più essere presi sul serio. Per questo motivo il Concilio Vaticano II, libero da influenze borghesi, li ha revocati.
Per quanto riguarda la fase postconciliare, il libro non è meno chiaro. Le profonde trasformazioni introdotte dal Concilio nella Chiesa produrranno effetti altrettanto profondi nella società civile. Tali effetti comporteranno necessariamente una rivoluzione sociale. E il senso di questa rivoluzione si può facilmente intuire dal fatto che il Concilio si è rifiutato di condannare il comunismo. È che la Chiesa post-conciliare non è più anticomunista.
Cioè – e ora sono io a commentare – secondo il libro, la Chiesa di oggi è l’opposto di quella di ieri. Ieri era borghese e anticomunista. Oggi rinnega i papi dell’era borghese, getta a terra le armi della lotta anticomunista e tende la mano al comunismo. In altre parole, chi non è sciocco è costretto a concludere: la Chiesa post-conciliare è, secondo il libro, al servizio del comunismo.
È più o meno ciò che dichiarò il comunista Allende, sulla Chiesa pre e post-conciliare, poco dopo essere stato eletto: «La Chiesa cattolica ha subito cambiamenti fondamentali. Per secoli, la Chiesa cattolica ha difeso gli interessi dei potenti. Oggi, dopo Giovanni XXIII, si è orientata a trasformare il Vangelo di Cristo in realtà, almeno in alcuni luoghi. Ho avuto modo di leggere la Dichiarazione dei vescovi a Medellin, e il linguaggio che usano è lo stesso che usiamo noi fin dal nostro ingresso nella vita politica, trent’anni fa. A quel tempo, eravamo condannati per quel linguaggio che oggi è usato dai vescovi cattolici. Credo che la Chiesa non sarà un fattore di opposizione al governo dell’Unità Popolare. Al contrario, sarà un elemento a nostro favore, perché cercheremo di trasformare in realtà il pensiero cristiano“ (intervista al “New York Times“, riprodotta da ”O Estado de S. Paulo”, del 4-10-1970).
* * *
La conclusione è mozzafiato. Per questo motivo, prima di proseguire, chiarisco al lettore di quale libro si tratta e chi è l’autore.
Il libro si intitola “Théologie de la Révolution”. È stato pubblicato dalle “Editions Universitaires” di Parigi nel 1970. I testi che ho citato nel mio ultimo articolo si trovano rispettivamente alle pagine 59, 61, 67 e 199-200.
E l’autore? Nientemeno che padre Comblin. Sì, il famigerato padre Comblin, autore di uno studio ampiamente diffuso dalla stampa brasiliana nel 1968. Questo studio, che invocava la rivoluzione sociale, lo scioglimento delle Forze Armate e la liquidazione del Potere Giudiziario, fu il motivo immediato che spinse la TFP a promuovere una petizione indirizzata a Paolo VI affinché adottasse misure in grado di contenere l’infiltrazione comunista nella Chiesa. Come il lettore ricorderà, la suddetta petizione si diffuse ampiamente in Sud America, raggiungendo 1.600.368 firme in Brasile, 280.000 in Argentina, 120.000 in Cile e 40.000 in Uruguay. Questo messaggio, imponente per la gravità dell’argomento, per la categoria di molti firmatari e per il numero di coloro che lo hanno sottoscritto, è rimasto, del resto, senza risposta fino ad oggi.
E padre Comblin è rimasto completamente immune da qualsiasi sanzione religiosa o civile. Gli è stato persino permesso di continuare a insegnare all’Istituto Teologico di Recife, dove può così formare la mentalità dei futuri sacerdoti di Mons. Helder Câmara.
Ebbene, due anni dopo quella petizione, padre Comblin pubblica “Théologie de la Révolution” — inedito in Brasile, per quanto ne so — in cui afferma tutto ciò che abbiamo appena visto.
E ora approfondiamo l’analisi del pensiero di padre Comblin. Non per quanto riguarda il suo contenuto, poiché questo è chiarissimo. Ma per quanto riguarda ciò che se ne deduce nell’ordine pratico delle cose.
A tal fine, segnalo innanzitutto un mistero. Un vero e insondabile mistero. Se un antiprogressista avesse detto del Concilio Vaticano II tutto ciò che dice padre Comblin, sarebbe stato sommerso da recriminazioni di ogni tipo. Sarebbe stato accusato di calunniare il Papa e il Concilio, di essere scismatico e persino eretico. Quando padre Comblin afferma queste enormità, nessuno muggisce, ruggisce o bela. Almeno fino ad oggi. Forse per salvare la faccia, qualche progressista – dopo questo articolo – emetterà qualche gemito di protesta contro il libro di padre Comblin. Ma probabilmente tutto finirà qui.
– Perché? Perché?
* * *
Per quanto denso e impenetrabile sia questo mistero, nessuno potrà negare, alla luce di ciò, che il numero di amici e simpatizzanti di padre Comblin sia grande (anche se questo enigmatico silenzio sulle “prodezze” del prete rivoluzionario non può essere spiegato solo dall’azione dei suoi amici).
E questo, a sua volta, significa che c’è una considerevole corrente di cattolici, o meglio di ‘cattolici’, che non accettano più la religione così com’era. E lottano per un cattolicesimo “aggiornato” e comunista. Questo è il fatto dominante in materia di comunismo nell’odierno Brasile.
– Qual è la portata precisa di questo fatto?
Che lo vogliano o no gli spiriti abituati ai vecchi panorami positivisti e liberali, in cui la religione e la vita civile apparivano separate da un abisso, l’importanza è grande. Anzi: è suprema.
Infatti, in un Paese cattolico come il nostro, se sotto la copertura del cattolicesimo continua a diffondersi il comunismo, in breve tempo saremo un altro popolo comunista sulla faccia della Terra.
E tutta la lotta contro la sovversione non servirà a nulla se non includerà una controffensiva ideologica franca, massiccia, instancabile, contro il comuno-cattolicesimo.
Dico “ideologica” in modo molto intenzionale. Perché in 20 secoli di vita, la grande arma dei cattolici è stata la confutazione dottrinale. E così sarà fino alla fine dei secoli.
Beffe, ironie, cipigli, niente di tutto questo basta per abbattere gli avversari ideologici. Il grande antidoto contro l’errore è uno solo. È la verità. Sì, la verità chiaramente enunciata, fortemente sostenuta dall’argomentazione e coraggiosamente proclamata ai quattro venti.
* * *
È ciò che, con tutte le sue forze, la TFP ha cercato di fare.
Ma allora, perché tanto cipiglio contro la TFP?
Perché tutti questi cipigli si trasformerebbero in sorrisi se la TFP dicesse il contrario di ciò che dice?
Indubbiamente, è perché sono molto numerosi i partecipanti a questa corrente occulta e subdola, che desidera mettere la religione al servizio della propaganda comunista.
Cioè al servizio dell’irreligiosità…

Nota: Traduzione senza revisione dell’autore. I neretti sono del nostro sito.

Contato