O Legionário, São Paulo, n. 660, il 1° aprile 1945

di Plinio Corrêa de Oliveira
La regolarità con cui i vari cicli dell’anno liturgico si susseguono nel calendario della Chiesa è davvero un’affermazione della maestà celeste della Chiesa. Essa rimane imperturbabile, per quanto gli eventi della storia umana cambino intorno a lei e nonostante gli alti e bassi della politica e della finanza continuino la loro corsa disordinata, poiché essa è al di sopra dei capricci delle passioni umane.
Al di sopra, ma non indifferente ad essi. Quando i giorni dolorosi della Settimana Santa vengono commemorati in tempi di tranquillità e felicità, la Chiesa, come una madre premurosa, cerca di ravvivare nei suoi figli uno spirito di abnegazione, un senso di sofferenza eroica, uno spirito di rinuncia alla banalità della vita quotidiana, una totale devozione agli ideali che danno alla vita un significato più alto. Meglio di un “senso più alto”, questi ideali danno alla vita l’unico senso che esiste, quello cristiano.
Ma la Chiesa non è madre solo quando ci insegna la grande e austera missione della sofferenza. È madre anche quando, giunti il dolore e lo smarrimento al loro culmine, fa risplendere davanti ai nostri occhi la luce della speranza cristiana, aprendo a noi gli orizzonti sereni che la virtù della fiducia pone davanti a tutti i veri figli di Dio.
Perciò, anche in mezzo alla tristezza del mondo contemporaneo, la Santa Chiesa ricorre alle gioie vivaci e castissime della Pasqua per mettere in risalto la certezza trionfale che Dio è il Signore Supremo di tutte le cose, che il Suo Cristo è il Re della Gloria che ha vinto la morte e schiacciato il diavolo, che la Sua Chiesa è la Regina di Immensa Maestà, capace di risorgere dalle rovine, dissipando ogni tenebra, e risplendendo di un trionfo ancora più splendente proprio quando sembra attenderla la più terribile e irrimediabile sconfitta.
La gioia e il dolore dell’anima sono un risultato necessario dell’amore. Quando l’uomo ha ciò che ama, è gioioso. Quando l’oggetto del suo amore manca, diventa triste.
Oggi gli uomini ripongono tutto il loro amore in cose superficiali. Ecco perché si commuovono solo per cose superficiali – soprattutto per sventure personali come la cattiva salute, le finanze incerte, gli amici ingrati, la promozione che non arriva mai, e così via. Tutte queste cose sono secondarie per il vero cattolico che ha a cuore soprattutto la maggiore gloria di Dio, la salvezza della propria anima e l’esaltazione della Santa Madre Chiesa.
Ecco perché la più grande sofferenza del cattolico dovrebbe essere quella di vedere la Chiesa nelle sue attuali condizioni.
Ci sono tanti motivi di tristezza, alcuni dei quali, forse, fanno presagire una catastrofe non troppo lontana. Tuttavia, la speranza cristiana continua. Questo motivo di speranza ci viene insegnato proprio dalla celebrazione pasquale stessa.
Quando Nostro Signore Gesù Cristo morì, gli ebrei sigillarono la Sua tomba e fecero mettere dei soldati a guardia . Pensavano che l’intera vicenda fosse finita.
Nella loro malvagità, avevano negato che Nostro Signore fosse il Figlio di Dio. Non volevano ammettere che Egli fosse in grado di distruggere la prigione-sepolcro in cui giaceva e, soprattutto, di risorgere dai morti. Eppure, tutto questo accadde. Nostro Signore risuscitò da solo senza alcun aiuto umano e, per suo ordine, la pesante pietra del sepolcro fu rimossa senza sforzo e rapidamente, come se fosse una nuvola. Egli risuscitò.
Allo stesso modo, la Chiesa immortale può sembrare abbandonata, infangata e perseguitata. Può giacere sotto il peso sepolcrale delle prove più pesanti e sembrare sconfitta. Ma ha dentro di sé una forza soprannaturale e interiore, che viene da Dio, e che le assicura una vittoria tanto splendida quanto improbabile.
Questa è la grande consolazione delle anime rette che amano la Chiesa di Dio: Cristo è morto ed è risorto. La Chiesa immortale risorge dalle sue prove, gloriosa come Cristo, nell’alba radiosa della Sua Resurrezione.
L’articolo che precede è stato originariamente pubblicato su O Legionário, n. 660, il 1° aprile 1945. È stato tradotto e adattato per la pubblicazione senza la revisione dell’autore.
Fonte: Return to Order, 16 aprile 2017. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia. © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.