Quando la Regina sta per essere detronizzata, i suoi figli si alzano e La proclamano beata!

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Madonna del Buon Sucesso (Quito – Ecuador)

 

Conferenza del 19 giugno 1983 (estratti non rivisti dall’autore)

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Miei cari soci e corrispondenti della TFP, desidero innanzitutto porgervi i miei saluti amichevoli e la mia profonda stima.
È nel campo delle ambiguità, delle debolezze e delle indifferenze che non c’è clima, non c’è distanza ottica per vedere correttamente la TFP. Al contrario, man mano che le circostanze diventano difficili e tendono persino al tragico, nel momento in cui si percepiscono i passi di Dio, nei meandri della Storia, che si avvicinano e fanno sentire agli uomini che è giunta l’ora delle grandi decisioni e delle grandi deliberazioni di Dio, è in quel momento, miei cari amici, che le anime si rivolgono più facilmente a ciò che è di Dio. E quindi, per questa TFP che sono sicuro sia stata suscitata dalla Divina Provvidenza, su richiesta di Maria, per il servizio della Chiesa e della Cristianità, in questo difficile periodo che stiamo vivendo.
Per darvi un’idea della situazione della TFP, forse vi sarà utile una metafora, ed è con questa metafora che apporto il mio contributo alla correttezza e allo splendore della settimana di studi che sta per iniziare.
Potremmo immaginare una situazione come questa: una regina di incomparabile bellezza, di maestosità superiore o uguale alla sua bellezza, di bontà proporzionale alla sua maestosità e alla sua bellezza. Questa regina regna pacificamente su interi popoli che si inchinano, incantati e riverenti, davanti ai segni del suo scettro materno.
Improvvisamente, in mezzo a questi popoli, si alza l’inimicus homo, ci si rende conto che è lo stesso serpente maledetto che, un tempo, nel Paradiso, ha causato la perdita degli uomini, quello stesso serpente comincia a muoversi in mezzo alle masse e alle folle. E la regina si sente a disagio nel governare tali o tali settori del suo immenso impero.
Col passare del tempo, le parti dell’impero che le sono fedeli si riducono, e lei finisce per essere confinata nel proprio palazzo. Il nemico si infiltra, il malcontento si diffonde ovunque e finisce per penetrare nel palazzo stesso. E penetrando nel palazzo, finisce per penetrare nella sala del trono. È giunta l’ora della tragedia. La regina è in piedi, maestosa. Indossa la corona, tiene lo scettro in mano, il mantello reale le scende dalle spalle fino ai piedi, brilla di gioielli, ma soprattutto brilla di grandezza, maestà, implicite promesse di bontà. Ma affronta l’avversario che avanza.
La sua sala è piena di cortigiani. Purtroppo, questi cortigiani non rispondono alle aspettative della regina. Lei sperava che almeno quel pugno di fedeli che, affluendo da tutte le parti del paese, si erano radunati intorno a lei, almeno quelli avrebbero gridato la loro perfetta fedeltà e avrebbero dato inizio a una reazione indispensabile di fronte a un tale disastro. Ma purtroppo ciò non accade. Nell’immensa sala del trono, dove si trovano tutti, si sente il frastuono dell’avversario. Le porte vengono sfondate e l’avversario entra. E i cortigiani della regina, che dovrebbero gettarsi tra lei e l’avversario, restano a braccia conserte.
Alcuni per paura, altri per sonnolenza, altri ancora perché vogliono un posto nella nuova congiuntura che il maledetto avversario instaurerà e quindi non sono interessati alla regina. L’avversario osa di più, si avvicina. Poi osa ancora di più, circonda la regina con delle corde, la trattiene e lei rimane immobile, pronta per essere trascinata via. Il suo sguardo implora i cortigiani che non fanno nulla o quasi per lei, che si accontentano di qualche singhiozzo di inutile tristezza o di un gesto di debole protesta, o non fanno nulla. Lei li supplica di avere coraggio, di agire, di esprimersi, di dichiararsi. Con lo sguardo, con la bocca già imbavagliata e incapace di parlare, con lo sguardo, lei dice loro tutto questo.
E purtroppo, le sconfitte della regina si susseguono, sta per essere detronizzata. Un bandito le lega una corda al collo e tira per farla cadere. In quel momento, l’estrema infamia dell’evento provoca anche l’estrema indignazione di alcune persone di buona volontà. Si alzano e gridano: «No! Non lo permetteremo!» e si precipitano a difendere la regina.
La loro indignazione, protetta da Dio, decuplica le loro forze, la reazione ha inizio. La reazione risveglia coloro che dormono, dà coraggio ai timidi, fa vergognare gli opportunisti. Ovunque nascono simpatie e si profila una grande controffensiva. Prima del tramonto, la pace e l’ordine regnano nuovamente nel palazzo della regina. Felice di vedere che i suoi fedeli figli l’hanno salvata in questo momento di estremo pericolo, distribuisce loro con una bontà materna che non si può immaginare senza vedere la scena, ricompense più splendide di quanto avrebbero mai potuto sognare.
È in questa atmosfera che cala la notte e, con essa, la pace sul palazzo della regina. Il giorno dopo inizieranno altre battaglie e avrà inizio la riconquista del regno. L’ordine delle cose, il Regno di Maria, riprenderà il suo corso. Ma allora con quale gloria, con quale splendore, perché la Regina, nel momento estremo – poiché è stata la grande vincitrice –, nel momento estremo, la Regina, con uno sguardo agli ultimi fedeli, ha sconfitto tutti i suoi avversari, in tutto il suo regno ribelle.
Miei cari amici, la metafora ha la sua applicazione. Durante tutto il processo rivoluzionario iniziato con il protestantesimo, esso è passato dalla sfera religiosa alla sfera politica con la Rivoluzione francese; dalla sfera politica ha contaminato la sfera economica e sociale, ed è la terza rivoluzione, quella comunista. E passa in tutti i modi alla quarta sfera, che è la sfera di tutti gli imponderabili della vita, la sfera di tutti gli imponderabili dell’uomo. La rivoluzione che potremmo chiamare autogestionale, che potremmo chiamare rivoluzione ecologica, che potremmo forse chiamare – e preferibilmente – la rivoluzione degli stregoni e del demonio, la rivoluzione hippie e punk, questa rivoluzione invade la terra, e non rimane quasi più nulla delle ultime vestigia della gloria di Maria sulla terra.
Ci sono alcuni fedeli qui, là e altrove. Molti di loro si trovano in questa vera sala del trono di Maria che è la TFP e lì vedono la Regina che viene oltraggiata. Ma il suo sguardo, afflitto, regale, materno, pieno di promesse, ma scintillante di minacce contro l’avversario – promesse per i suoi figli e scintille di minaccia per i suoi avversari – in quest’ora estrema, ci ha toccati. E ci siamo alzati e abbiamo iniziato la lotta, e questa lotta è quella della TFP per tutta la terra.
Questa frase della Scrittura che sant’Antonio Maria Claret ha scelto come simbolo della sua congregazione religiosa, i Figli del Cuore Immacolato di Maria, mi viene in mente quando dico questo. Egli ha posto, ha fatto suo scudo uno sfondo blu, che è il colore del Cuore Sapienziale e Immacolato di Maria; su questo sfondo blu, un cuore rosso sormontato da una fiamma – è il Cuore Immacolato di Maria stesso –, ornato da una cintura di fiori bianchi che rappresentano la verginità della Vergine Madre, e una spada di dolore che lo trafigge, perché il dolore è la gloria della Mater Dolorosa, che ha condiviso con Nostro Signore Gesù Cristo l’azione redentrice del Calvario. È chiamata dai teologi la corredentrice degli uomini. Su questo magnifico scudo si trova un cavaliere medievale completamente armato che rappresenta San Michele, e ai piedi dello scudo, questa bellissima frase: «Filii ejus surrexerunt et beatissima praedicaverunt – I suoi figli si sono alzati e l’hanno proclamata beata».
È nostro compito, cari amici, essere persone armate dalla testa ai piedi con le armi della fede, con le armi del soprannaturale, con tutte le armi che la giustizia e la legge mettono a nostra disposizione, armati per alzarci di fronte alla terra e proclamare Colei che è benedetta. Questo, cari amici, è l’alba del Regno di Maria!
Con queste parole vi saluto e chiedo alla Santissima Vergine di presiedere il vostro simposio con tutte le sue grazie.

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