“Sogno” di San Giovanni Bosco sul “Cavallo Rosso”: previsione della Rivoluzione comunista – Il suo desiderio che anche i Salesiani si unissero a una reazione generale contro il mostro della falce e martello

Santo del Giorno, 31 gennaio 1967

 

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San Giovanni Bosco (1815-1888)

di Plinio Corrêa de Oliveira
Il Santo di oggi è Don Bosco, confessore.
Patrono secondario dei giornalisti cattolici e apostolo della devozione a Maria Ausiliatrice. Prevedeva il crollo dell’ordine attuale delle cose e l’avvento del Regno di Maria. XIX secolo. La sua reliquia è venerata nella nostra cappella.
Abbiamo qui un volume con i sogni di Don Bosco, pubblicati dagli stessi salesiani, il che significa che la loro autenticità è ampiamente garantita. In quello che leggeremo, egli fa la previsione della Rivoluzione. È il famoso “sogno del Cavallo Rosso”.
È necessario chiarire, per alcuni nuovi arrivati, che nella vita di San Giovanni Bosco i sogni avevano un ruolo enorme e corrispondevano a vere e proprie rivelazioni. Non era quindi un sogno come quello che una persona qualsiasi desidera o è solita avere. Ma è certo che la Provvidenza, Nostra Signora, comunicava abitualmente con lui attraverso i sogni. Ed è per questo che i salesiani danno loro la massima importanza e prendevano persino appunti, subito dopo aver narrato i sogni, per istruire tutti i salesiani delle generazioni future.
Don Bosco dice quanto segue (Capitolo 22 da Memorie Biografiche):
“Stanotte ho fatto un sogno singolare. Sognai di trovarmi insieme colla Marchesa di Barolo e passeggiavamo su di una piazzetta che metteva in una grande pianura. Io vedeva i giovani dell’Oratorio a correre [218], a saltare, a ricrearsi allegramente. Io voleva dare la destra alla Marchesa, ma ella mi disse: – No; resti dov’è.
“Quindi si mise a discorrere dei miei giovani e mi diceva: – Va tanto bene che ella si occupi dei giovani, ma lasci a me soltanto la cura di occuparmi delle figlie; così andremo d’accordo.
“- Io le risposi: – Ma, mi dica un poco; nostro Signore Gesù Cristo è venuto al mondo solo per redimere i giovanetti o non anche le ragazze?
“- Lo so, ella mi rispondeva, che N. S. ha redenti tutti, ragazzi e ragazze.
“- Ebbene; io debbo procurare che il suo sangue non sia sparso inutilmente, tanto pei giovani, quanto per le fanciulle.
“Mentre tenevamo questi discorsi ecco fra i miei giovani, che stavano sulla piazzetta, farsi un cupo silenzio. Tutti lasciano i loro trastulli e si mettono a fuggire, chi da una parte, chi dall’altra, pieni di spavento.
“Io e la Marchesa arrestammo il passo e rimanemmo per un istante immobili. Cerco il motivo di quel terrore e quindi vo innanzi colla Marchesa. Alzo alquanto gli occhi ed ecco là in fondo nella pianura scorgo discendere a terra un cavallo grosso… ma così grosso!!…. Rimasi col sangue agghiacciato per la paura.
“- Era grosso come questa stanza? esclamò D. Francesia?
“- Oh! assai più, rispose D. Bosco. Sarà stato alto e grosso tre, o quattro volte di più del palazzo Madama. Insomma era una cosa straordinaria.
“Mentre io voleva fuggire, temendo che seguisse qualche catastrofe, la Marchesa di Barolo svenne e cadde per terra. Io quasi non poteva reggermi in piedi, tanto mi tremavano le ginocchia. Corsi a nascondermi dietro ad un casolare, che era non molto distante, ma di là mi scacciarono, gridando: – Vada, vada! Non venga qui! – Intanto io diceva fra me: – Chi sa che diavolo sia questo cavallo! Non voglio più fuggire, voglio farmi avanti ed osservarlo più da vicino, benché tutto tremante, mi feci coraggio, ritornai indietro e mi avanzai.
“Uh! che orrore! Con quelle orecchie ritte, con quel musaccio!”
Ed ecco ora il cavallo rosso – si comprende bene quanto somigli al comunismo…
“Ora pareami che avesse tanta gente addosso, ora che avesse le ali, cosicché io esclamai: – Ma questo è un demonio!
“Mentre lo contemplavo siccome ero accompagnato da altri, chiesi ad uno: – Che cosa è questo cavallaccio?
“E’ un cavallo dell’Apocalisse! [equus ruffis] – mi fu risposto.”
Esattamente una delle bestie dell’Apocalisse – che stava dunque arrivando, ed era il comunismo.
“Poi mi svegliai e mi trovai nel letto molto spaventato, e per tutta la mattina, mentre dicevo la Messa e nel confessionale, avevo davanti a me quell’animale. Ora desidero che qualcuno verifichi se questo equus rufus è realmente chiamato così nella Sacra Scrittura e quale ne sia il significato”.
Dom Rua osservò che, in effetti, nell’Apocalisse, capitolo VI, versetto 4, si parla di un cavallo rosso, simbolo della persecuzione sanguinosa contro la Chiesa, come spiegano le note della Sacra Scrittura di Mons. Martini.
«Et cum aperuisset sigillum secundum, audivi secundum animal dicens: Veni et vide. Et exivit alius equus rufus: et qui sedebat super illum datum est ei ut sumeret pacem de terra, et ut invicem se interficiant, et datus est ei gladius magnus.»
«E quando aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: “Vieni e vedi”. E uscì un altro cavallo rosso; e a colui che vi sedeva sopra fu dato di togliere la pace dalla terra, affinché gli uomini si uccidessero a vicenda; e gli fu data una grande spada».
“Sembra che quel cavallo raffigurasse la democrazia settaria la quale, infuriata contro la Chiesa, si avanzava con grave danno dell’ordine sociale; essa s’imponeva sui governi, sulle scuole, sui municipi e sul tribunali; anelava a compiere l’opera devastatrice incominciata dalle sue complici autorità costituite, a danno della società religiosa, dei pii Istituti e del diritto di proprietà privata.”
Vedete dunque che si tratta chiaramente del comunismo. Poiché l’attacco al diritto di proprietà non appartiene alle forme ancestrali della Rivoluzione. La Rivoluzione francese, in quanto tale, quasi non colpì il diritto di proprietà. Il protestantesimo ancor meno.
Se vi è una forma di demonio che è il cavallo rosso, e che viene presentato come un demonio che attenta al diritto di proprietà, è evidentemente il comunismo. Vedete dunque che questo è il sogno che Don Bosco ebbe sull’arrivo del comunismo nel mondo.
“A tale proposito, D. Bosco diceva: Bisognerebbe che tutti i buoni e anche noi, nel nostro piccolo, con zelo e coraggio, procurassimo di porre un freno a questa bestia, che irrompe nei campi senza cavezza.”
Cioè, Don Bosco ritenne necessario un lavoro specifico contro la Rivoluzione. E un lavoro che trascinasse l’adesione di tutti.
“E in che modo? Mettendo in guardia i popoli coll’esercizio della carità e colle buone stampe, contro le false dottrine di tale mostro, volgendo le loro menti e i loro cuori alla Cattedra di Pietro.”  (Memorie Biografiche, Volume VII, pp. 217-218).
Abbiamo dunque un grande santo come Don Bosco che riceve una visione specifica sulla Rivoluzione comunista e indica il terrore che essa deve suscitare. In altri termini, un grande santo provò il terrore del demonio, considerando questa visione che aveva ricevuto e che, confrontata con le Scritture, si verificò essere esattamente una delle bestie dell’Apocalisse: quella che attacca la Chiesa e la proprietà privata.
Questa considerazione è molto opportuna sotto diversi punti di vista. Anzitutto, si parla tanto di Rivoluzione e di Contro-Rivoluzione. A volte sorge spontanea una domanda: perché i santi sembrano parlare così poco, o non aver parlato, di questo?
Non è vero. Ciò che i santi dissero a questo riguardo resta sepolto e non viene adeguatamente divulgato. Avete qui, per esempio, una visione chiara sulla Rivoluzione, che avrei inserito nella Rivoluzione e Contro-Rivoluzione se l’avessi conosciuta prima della pubblicazione. Ma nessuno la conosce: resta sepolta in una collezione di decine di libri di sogni e nessuno la mette nel dovuto rilievo. Comprendete così quanto sia vero che la Provvidenza si è manifestata anche ad altri su questo tema.
D’altra parte, è interessante notare il desiderio di Don Bosco che i salesiani cooperassero in quest’opera. Egli non intendeva dunque la sua Congregazione religiosa soltanto come una piccola opera destinata a svolgere una piccola attività, anche se fosse stata l’educazione dei giovani.
Non molto tempo fa avete ascoltato un sermone di un sacerdote che vi lodava, in una chiesa che frequentate spesso. Egli diceva quanto fosse bello vedere tanti giovani comunicarsi quotidianamente e aggiungeva:
«Questi giovani, in fin dei conti, devono rendersi conto dell’importanza dei collegi cattolici. Si risolvono tutti i problemi mediante i collegi cattolici, perché questi formano alunni cattolici; e gli alunni cattolici formano collegi cattolici; e così, di collegio in alunno e di alunno in collegio, si conquista il mondo intero…»
Vedete la candidezza, la superficialità di spirito che vi è in una simile concezione. Si direbbe: è una concezione salesiana. Falso! Don Bosco volle un’opera, una coalizione di tutti per combattere questo animale apocalittico; e se ciò non si realizzò, tutto induce a presumere che poco tempo dopo egli sia morto.
Vi è un’altra circostanza alla quale devo alludere con rispetto filiale. Avete visto oggi la visita del presidente della Russia al Santo Padre. Ieri, a causa di ciò, il nostro coro cantò: «O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se vi è un dolore simile al mio».

Ed è proprio questo che si potrebbe dire dei sentimenti di Nostra Signora e di Nostro Signore quando, nella Sua Passione, previde questo avvenimento e soffrì atrocemente per esso. Nessuno può rendersi conto dei Suoi gemiti, di quanto pianse e di quanto sangue versò a causa di questo evento.
Perché ciò che abbiamo, esattamente, è che il “cavallo rosso” è sceso in Piazza San Pietro, e nessuno ha tremato, nessuno ha sospettato che fosse un demonio, nessuno ha avuto voglia di fuggire. Le porte sacrosante del Vaticano si sono aperte perché vi entrasse questo “cavallo rosso”, che fu accolto con doni, con solenni cerimonie, e che fu persino invitato a visitare la Basilica di San Pietro, dove si trova la tomba degli Apostoli.
Che cosa significa questo? Significa che vi è un tale avanzare della Rivoluzione, una tale imminenza della sua vittoria finale, che bisogna essere ciechi per non comprenderlo. Sarebbe completamente contrario alla normale marcia delle cose che, dopo un avvenimento simile, non si verificasse una rapida deteriorazione dell’opinione mondiale, almeno in molti settori, riguardo al comunismo.
Si può dire che le schiere innumerevoli dell’“eresia bianca” già oggi presentano un inizio di infezione comunista che non avevano poco tempo fa. L’animale apocalittico è sceso sulla terra con la più grande delle vittorie, perché è sceso proprio nel luogo dove non avrebbe dovuto scendere, dove avrebbe dovuto incontrare la maggiore resistenza. Il resto è miseria…
Dobbiamo chiedere a Don Bosco che ci conceda quella fede imperturbabile, incrollabile nel papato, che faceva sì che, nei giorni in cui Pio IX era un papa liberale ed era acclamato da tutti i rivoluzionari, Don Bosco comandasse ai suoi ragazzi di gridare «Viva il Papa», ma proibisse di gridare «Viva Pio IX» (*).
Dobbiamo chiedere a San Giovanni Bosco entrambe le coraggiosità: il coraggio di non gridare «Viva Pio IX» e il coraggio di gridare «Viva il Papa»!
È questa la riflessione, è questa la richiesta che dobbiamo fare nella notte di oggi.

(*) Cfr., ad esempio: I sogni di Don Bosco, Eugenio Pilla, Editrice Cantagalli, Siena, IV ed., 2004, p. 104.

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