Testi e test: il pensiero di Paolo VI e del Concilio Vaticano II sono stati interpretati bene o male?

blank

Folha de S. Paulo, 4 luglio 1971
Testi e test
di Plinio Corrêa de Oliveira

 

È inevitabile che un quotidiano a larga diffusione come la “Folha de S. Paulo” abbia lettori affiliati alle più disparate correnti di opinione. Intendo “opinione pubblica” in senso molto ampio, che comprende questioni politiche, sociali o economiche tanto quanto filosofiche o religiose. Infatti, ai nostri giorni stanno crollando le barriere che il liberalismo e il positivismo avevano eretto tra questi diversi campi. L’opinione pubblica sta aprendo sempre più gli occhi sulle correlazioni, a volte sottili ma sempre importanti, che esistono tra questi campi. E agli occhi dell’uomo di oggi sta diventando chiaro come il sole che prendere posizione in sociologia, o anche in economia, impone, in nome della logica, l’accettazione di una posizione analoga in politica e in morale. Cioè, implicitamente, in filosofia o anche in religione.
Divergenza, nel senso che le opinioni si stanno polarizzando sempre più, specialmente tra i giovani. Ad esempio, la stragrande maggioranza dei giovani di mezzo secolo fa era laica, liberale e allo stesso tempo conservatrice. Cioè, desiderava fermamente la conservazione dello Stato laico e liberale allora vigente. Al massimo, uno o l’altro dei suoi elementi, isolato e definito sognatore, manifestava simpatia per i maestri europei della rivoluzione o della reazione. Movimenti dinamici e pieni di vitalità ai poli opposti della mappa ideologica – come, in Sud America, le TFP e la neo-sovversione hippie – sarebbero stati assolutamente inimmaginabili nel 1921. Eppure ci sono. E questa è la divergenza.
Ma mentre si ampliano le divergenze di opinione, nell’opinione pubblica si opera una convergenza di tematiche. Cioè, si percepisce che tutte sono come vasi comunicanti. Sebbene realmente diverse tra loro, tutte si toccano, si intrecciano e si strutturano in un grande fondo comune.
Alla luce di questo duplice fenomeno, mi è sembrato interessante sottoporre i lettori a un test. Vi presenterò una serie di testi che trattano argomenti molto ampi, visti proprio nella loro correlazione. Sono tutti tratti da un unico libro scritto da un unico autore. E i lettori risponderanno a sé stessi – o a me, se lo desiderano – cosa pensano dei testi e dell’autore. Nel prossimo articolo vi fornirò le citazioni esatte.
Le domande sono: 1) Questi testi, secondo il lettore, interpretano bene o male il pensiero di Paolo VI e del Concilio Vaticano II? 2) Il loro autore è un progressista “ardito” [in italiano nell’originale, n.d.c.], gioioso delle speranze che vede o immagina sbocciare nella “Chiesa conciliare”? 3) Il lettore considera obiettivo il quadro della “Chiesa conciliare” così delineato dall’autore?
In gran parte, l’interesse delle risposte consiste nel fatto che, attraverso di esse, il lettore conoscerà meglio sé stesso.
* * *
Vediamo un primo testo:
– “Sarebbe ingenuo supporre che si possano realmente trasformare le istituzioni ecclesiastiche, le parrocchie, le opere di educazione e assistenza, gli ordini religiosi ecc., secondo le disposizioni conciliari, senza pagare il prezzo di una vera rivoluzione sociale. Naturalmente, la generazione formatasi prima del Concilio non potrà attuare tali riforme. Queste saranno opera dei cristiani nati dopo il 1945. Questi vedranno che i cambiamenti di apparenza più puramente “pastorale” comporteranno tanti cambiamenti di atteggiamento sul piano economico, sociale e politico, che renderanno necessaria una rivoluzione”.
* * *
Esaminiamo un altro argomento:
– “È noto che è stato necessario il Concilio (Vaticano II) per ristabilire e insegnare la vera dottrina di San Tommaso sul destino universale dei beni e il diritto dei poveri. Le encicliche precedenti insegnavano ancora il diritto divino della proprietà privata. Ciò è dovuto a una distrazione dei teologi che consigliavano Leone XIII e i suoi successori? Tale distrazione, in ogni caso, ha servito molto gli interessi della borghesia. L’oblio della vera dottrina di San Tommaso, risultato di una cattiva lettura del suo testo, è venuto proprio a proposito.
“Allo stesso tempo, tuttavia, per effetto della politica dei Concordati con gli Stati fascisti, Pio XI e Pio XII obbligavano i cattolici a sottomettersi a Hitler, Mussolini, Franco e Salazar (…).
“Ecco perché le trasformazioni conciliari contengono principi rivoluzionari. Si tratta di definire in modo completamente nuovo i rapporti tra la Chiesa e la società.
“Il rifiuto (del Concilio) di introdurre nei testi conciliari una nuova condanna del comunismo, richiesta da un buon numero di vescovi, è segno della volontà di definire in modo nuovo i rapporti tra la Chiesa e le classi sociali”.
E ora leggiamo queste altre affermazioni:
– “Tuttavia, le modifiche richieste da questo rinnovamento (imposto dal Concilio alla Chiesa) sono tali da apparire necessariamente legate a una rivoluzione sociale. Da un lato, tali modifiche nella Chiesa suppongono modifiche nella società, poiché quest’ultima non permetterà che esse si realizzino spontaneamente. D’altra parte, tali modifiche nella Chiesa avrebbero ripercussioni considerevoli sull’equilibrio delle forze sociali. Entrambi i processi si rivelano quindi collegati. Sempre più spesso, quando sorgeranno ostacoli al rinnovamento conciliare, diventerà chiaro che il Concilio include, anche se non le ha previste, profonde trasformazioni economiche e materiali (…) (Molti padri conciliari) non si rendevano conto chiaramente fino a che punto la realizzazione pratica dei decreti conciliari avrebbe richiesto, di fatto e concretamente, l’attuazione di questo spirito di povertà, per dissolvere di fatto la figura storica della Chiesa dalle classi dirigenti tradizionali, sue alleate di sempre, e in particolare dall’attuale sistema occidentale, fiducioso nei suoi trionfi materiali e nel suo potere”.
Consideriamo anche questo altro passaggio:
– “Una terza ragione che spiega perché i cattolici hanno potuto cedere così facilmente alla teoria controrivoluzionaria è l’alleanza tradizionale tra il clero e le classi dirigenti in una Chiesa dove tutto è deciso solo dal clero (…). Il clero conta sul sostegno delle classi dirigenti per raggiungere e guidare le masse. L’appello al popolo e ai poveri è un fatto minoritario, e persino eccezionale nella Chiesa del XIX e XX secolo (…).
“Chi è stato testimone, in quel momento, del messaggio cristiano per il nostro tempo? Solo piccole minoranze, voci sofferenti e spesso soffocate, voci di laici e spesso laici distaccati dalla Chiesa ufficiale, da essa rifiutati.
“Ecco perché non possiamo accogliere come documenti autentici e definitivi del cristianesimo di fronte alle rivoluzioni, le dichiarazioni fatte in tali condizioni. Esse non hanno più alcun valore, alla luce del Vaticano II e della Chiesa rinnovata di oggi”.
In altre parole, commento io, un buon numero di documenti papali, finora considerati “autentici e definitivi” (e come non vedere in queste parole un riferimento ai documenti papali?), sono stati revocati dal Concilio Vaticano II, e il loro posto nella “Chiesa conciliare” è il cestino della spazzatura.
* * *
Ecco i testi. Se il lettore è interessato, può ora fare la prova.

Nota: Traduzione senza revisione dell’autore.

Contato