Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

Fatima:

spiegazione e rimedio

della crisi contemporanea

 

 

 

 

 

Catolicismo, N.29, Maggio 1953 (1)

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Catolicismo ha pubblicato, nel suo ultimo numero, il riassunto delle rivelazioni fatte dall’Angelo del Portogallo e poi dalla Madonna ai tre Pastorelli di Fatima (2). Il mese di maggio è propizio a che questa rivista continui a trattare dell’argomento, tanto più che tutta la città di Campos vibra ancora degli echi della trionfale accoglienza tributata dai suoi figli all’immagine pellegrina della Madonna di Fatima (3).

In questo studio supponiamo dimostrata la veridicità delle apparizioni di Fatima. In altri termini, ammettiamo che il lettore riconosca come vero che l’Angelo del Portogallo e, dopo di lui, la Madonna siano apparsi ai tre Pastorelli, e che le rivelazioni fatte nelle diverse apparizioni siano state da loro fedelmente riferite. La prova potrebbe certamente esser fatta con i metodi utilizzati per lo studio di qualunque fatto storico di questo genere. A Fatima si sono prodotti guarigioni e prodigi alla presenza di migliaia di persone. Quindi si possono sottoporre questi o quelle a un’analisi scientifica per verificare se siano miracolosi. D’altronde, i tre Pastorelli sono stati sottoposti a numerosi interrogatori, ufficiali e privati, fatti da amici e da nemici. Queste deposizioni possono esser passate al vaglio di tutti i buoni metodi della critica. In questo studio si dovrebbero sottoporre ad analisi anche i precedenti dei Pastorelli, la vita da loro condotta dopo le apparizioni, e i pronunciamenti dell’Autorità Ecclesiastica, dal momento che tutto questo comporta una completa chiarificazione dell’argomento.

Per quanto tale studio sia interessante, lo lasciamo intenzionalmente da parte. La grande maggioranza dei fedeli crede nelle apparizioni e nelle rivelazioni di Fatima. Poiché la nostra pubblicazione è soprattutto destinata a orientare lettori cattolici, ci pare più utile, invece di provare loro quanto già ammettono come certo, analizzare qualche aspetto di quanto accettano lo loro anime, illuminate dalla fede.

La grande crisi dei nostri giorni

I fatti contemporanei più significativi sono:

La crisi universale. La società umana presentava, nella prima parte di questo secolo [il secolo XX], cioè fino al 1914, un aspetto brillante. Il progresso era indiscutibile in tutti i campi. La vita economica aveva conseguito una prosperità senza precedenti. La vita sociale era facile e attraente. L’umanità sembrava avanzare verso l’età dell’oro. Alcuni gravi sintomi stonavano rispetto ai colori vivaci di questo quadro. Vi erano per certo miserie materiali e morali. Ma pochi misuravano in tutta la sua estensione l’importanza di questi fatti. La grande maggioranza sperava che la scienza e il progresso avrebbero risolto tutti i problemi. La prima guerra mondiale venne a opporre una terribile smentita a queste prospettive. In tutti i sensi, le difficoltà si aggravarono incessantemente fino al 1939. Sopravvenne la seconda guerra mondiale, e con questo giungiamo alla condizione presente, nella quale si può dire che non vi è sulla terra una sola nazione che non sia alle prese, in quasi tutti i campi, con gravissime crisi. In altri termini, se analizziamo la vita interna di ogni nazione notiamo in essa uno stato di agitazione, di disordine, di sfrenatezza di appetiti e di ambizioni, di sovvertimento di valori, che se non è già aperta anarchia, comunque avanza in quella direzione. Nessuno statista contemporaneo ha saputo ancora presentare la soluzione che arresti questo processo morboso di portata universale.

Le guerre mondiali. Quella del 1914-1918 è parsa una tragedia insuperabile. In realtà, quella del 1939-1945 l’ha superata dal punto di vista della durata, dell’universalità, della mortalità e delle rovine prodotte. Ci ha lasciato a due passi da una nuova guerra ancora peggiore sotto tutti i punti di vista. Masse umane hanno vissuto questi ultimi anni nel terrore di questa prospettiva, consapevoli che un terzo conflitto mondiale avrebbe forse portato con sé la fine della nostra civiltà.

L’attualità delle rivelazioni di Fatima

L’elemento essenziale dei messaggi dell’Angelo del Portogallo e della Madonna consiste, come vedremo, nell’aprire gli occhi degli uomini sulla gravità di questi fatti, nell’insegnarne loro la spiegazione alla luce dei piani della Provvidenza Divina, e nell’indicare i mezzi necessari per evitare la catastrofe. La Madonna c’insegna la storia stessa della nostra epoca, e ancor più il suo futuro.

L’Impero Romano d’Occidente si chiuse con una catastrofe illuminata e analizzata dal genio di un grande Dottore, sant’Agostino [Aurelio (354-430)]. Il tramonto del Medioevo fu previsto da un grande profeta, san Vincenzo Ferrer [1350-1419]. La Rivoluzione francese [1789], che segna la fine dell’Età Moderna, fu prevista da un altro grande profeta e nello stesso tempo un grande Dottore, san Luigi Maria Grignion da Montfort [1673-1716]. Ora, l’Età Contemporanea, che sembra sul punto di chiudersi con una nuova crisi, ha un privilegio maggiore. A parlare agli uomini è venuta la Madonna. Sant’Agostino ha potuto solamente spiegare per la posterità le cause della tragedia di cui era testimone. San Vincenzo Ferrer e san Luigi Grignion da Montfort cercarono invano di allontanare la bufera: gli uomini non vollero ascoltarli. La Madonna nello stesso tempo spiega i motivi della crisi e indica il suo rimedio, profetizzando la catastrofe nel caso gli uomini non l’ascoltino. Dunque, da qualsiasi punto di vista, per la natura del contenuto come per la dignità di chi le fa, le rivelazioni di Fatima sopravanzano tutto quanto la Provvidenza ha detto agli uomini nell’imminenza delle grandi burrasche della storia.

I diversi punti delle rivelazioni relativi a questo tema costituiscono propriamente l’elemento essenziale dei messaggi. Il resto, per quanto sia importante, costituisce un semplice complemento.

Il presupposto: terribile crisi religiosa e morale

Non vi è una sola apparizione nella quale non s’insista su un fatto: i peccati dell’umanità sono diventati di un peso insopportabile sulla bilancia della giustizia divina. Questa la causa recondita di tutte le miserie e di tutti i disordini contemporanei. I peccati attirano la giusta collera di Dio. Quindi i castighi più terribili minacciano l’umanità. Perché non sopravvengano, è necessario che gli uomini si convertano. E perché si convertano è necessario che i buoni preghino con ardore per i peccatori e che offrano a Dio ogni sorta di sacrifici espiatori.

Pregare ed espiare per i peccatori

Nei suoi messaggi, l’angelo del Portogallo insegna ai Pastorelli a chiedere perdono per i cattivi e, inoltre, a offrire sacrifici per loro. Ricorda in modo particolare la necessità di offrire riparazione al Santissimo Sacramento per le ingiurie che riceve, non solo da quanti lo profanano, ma anche da quanti lo ricevono con indifferenza. Nella sua prima apparizione, la Madonna chiede ai Pastorelli di accettare la dura missione di espiare per i peccatori, e predice loro che dovranno soffrire molto. Nella seconda apparizione, li incita a pregare e a sacrificarsi per ridurre il gran numero di anime che si perdono. A tal fine insegna loro una giaculatoria (4). Inoltre mostra il suo Cuore Immacolato coronato di spine a causa dei peccati commessi oggi. Nella terza apparizione, fa loro vedere l’inferno con i tormenti inenarrabili cui sono soggetti quanti vi sono gettati dalla giustizia di Dio. E insiste sulla necessità di riparare per i peccati. Nella quarta visione la Madonna insegna un’altra preghiera riparatoria (5) e afferma che sono molte le anime che si perdono perché non vi è nessuno che ripari per loro. Nella quinta apparizione, la Madonna modera alcuni eccessi dei Pastorelli nel loro ardore di riparazione, ma insiste sulla necessità di sacrificarsi per i peccatori. Afferma la necessità che gli uomini si pentano dei loro peccati, smettendo di sfidare la giustizia di Dio, affinché il mondo non sia castigato. Infine, a Tuy [in Spagna, il 17-12-1927], apparendo a suor Lucia, la Madonna parla precisamente nello stesso senso. Quindi vediamo che il pensiero costante di tutti i messaggi è questo: il mondo è alle prese con una terribile crisi religiosa e morale; i peccati commessi sono innumerevoli e sono l’autentica causa dell’universale desolazione. Il modo più sicuro per porre rimedio ai loro effetti consiste nella preghiera e nella riparazione.

I messaggi di Fatima e la voce dei Papi

Il linguaggio dei Papi non è stato diverso. Pio XI [1922-1939], per esempio, nell’enciclica Miserentissimus Redemptor, dell’8 maggio 1928, di fronte allo spettacolo delle disgrazie contemporanee, ha affermato che "cose tanto dolorose sembrano con tali sciagure preannunciare fin d’ora e anticipare ‘il principio dei dolori’ che apporterà ‘ l’uomo iniquo che s’innalza su tutto quello che è Dio e religione’ (2 Ts. 2, 4)" (6). E aggiunge: "E così corre alla mente, pur senza volerlo, il pensiero che già siano giunti i tempi profetizzati da nostro Signore: ‘E poiché abbondò l’iniquità, si raffredderà la carità di molti’ (Mt. 24, 12)" (7).E più di recente il Santo Padre Pio XII [1939-1958], gloriosamente regnante, ha affermato che l’opera di demolizione della civiltà cristiana, dopo aver portato al culmine la sua azione negativa, sta ormai costruendo in questo mondo la Città Anticristiana; l’autore di questa opera 'è […] divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio. Il ‘nemico’ si è adoperato e si adopera perché Cristo sia un estraneo nelle Università, nella scuola, nella famiglia, nell’amministrazione della giustizia, nell’attività legislativa, nel consesso delle nazioni, là ove si determina la pace e la guerra.

"Esso sta corrompendo il mondo con una stampa e con spettacoli, che uccidono il pudore nei giovani e nelle fanciulle e distruggono l’amore fra gli sposi; inculca un nazionalismo che conduce alla guerra" (8).

Il falso ottimismo e il messaggio di Fatima

Queste parole, di un sano realismo, contrastano – lo sappiamo bene – con una tendenza tutt’altro che rara fra i cattolici. Per spirito di accomodamento, per opportunismo, per il desiderio puerile di concordare in tutto con questo secolo per condurlo per vie estremamente problematiche a una chimerica conversione, pensano, operano, si sentono, in questo mondo di crisi e di crollo, come se fossero nel secolo XIII, con san Luigi [IX Capetingio (1214-1270)] sul trono in Francia, con san Ferdinando in Castiglia [III (1200 ca.-1252)], con san Tommaso d’Aquino [1225 ca.-1274] e con san Bonaventura [da Bagnoregio (1217 ca.-1274)] che illuminano la Chiesa con lo splendore della loro scienza e della loro virtù. Quando attualmente solo fra ragazzini e ragazzine si trovano ancora persone che non hanno preso coscienza della gravità della crisi che attraversiamo, questi nostri cattolici, spesso quarantenni o anche più anziani, entrano freneticamente nella banda di quanti sono spensierati, e intonano lodi e inni a una situazione che ad altri strappa gemiti d’angoscia e perfino grida di dolore. E se qualcuno intende aprir loro gli occhi, s’infuriano. Tolleranti nei confronti di tutto e di tutti, non possono sopportare che si mostri la gravità della situazione in cui ci troviamo.

La parola della Madonna, la parola del Papa basteranno per convincerli? Non sembra probabile. Ma possono almeno immunizzare contro quest’ondata di ottimismo ozioso quanti si sentissero propensi ad aderirvi.

Il messaggio di Fatima e i cattolici di vista corta

Accanto a questo ottimismo febbricitante, che vorrebbe fare dell’apostolato una perenne festicciola di adolescenti, un eterno pic-nic, che aborre nella propria devozione tutto quanto può evocare l’idea di dolore, i crocifissi su cui la Divina Vittima è raffigurata con le sue Piaghe, mentre versa il Sangue redentore, i paramenti neri per le Messe funebri, e così via, dobbiamo prendere in considerazione anche un altro difetto. Si tratta dell’abulia. Esiste una falsa pietà che svia gli uomini dalla considerazione di tutti i grandi problemi. La civiltà cristiana si dissolve, crolla il mondo, la terra è sconvolta? L’uomo intossicato da questa forma di pietà non vede nulla, non percepisce nulla. La sua vita è soltanto una vituccia, nel compimento corretto e pacato dei suoi piccoli doveri individuali, dei suoi piccoli atti di pietà, nella soluzione esclusiva dei suoi piccoli casi di coscienza. Il suo zelo non va più oltre i suoi orizzonti, e questi – è doloroso dirlo – vanno poco oltre la punta del suo naso. Se gli si parla di politica, di sociologia, di filosofia e di teologia della storia, di apologetica, cambia argomento anche con una certa paura: la paura che le termiti hanno della luce del sole. Anche per lui Fatima contiene una grande lezione. La Madonna è venuta sulla terra per attirare lo zelo delle anime verso questo immenso orizzonte. Ella vuole pietà, vuole riparazione, ma basa il suo desiderio su una visione immensa dei grandi interessi di Dio su tutta l’estensione della terra. Non si tratta, nelle prospettive senza limita di Fatima, di salvare solamente questa o quell’anima individualmente considerata. Si tratta di vedere più in alto e più lontano. Si deve lottare per la salvezza di tutta l’umanità, perché non si tratta di questo o di quell’uomo, ma di legioni di anime che corrono il rischio di perdersi in una crisi fra le più gravi della storia. E per questo enorme compito la Madonna non chiede un Cireneo, ma molti, moltissimi di loro, intere falangi.

A Fatima non si dà solamente una chiamata perché i tre Pastorelli facciano penitenza. Questo appello è diretto al mondo intero. Tutta la pietà contemporanea deve avere, per così dire, una forte colorazione riparatrice ed espiatoria.

I messaggi di Fatima e l’"eresia delle opere"

Notiamo ancora un altro punto. Nessuno può mettere in dubbio l’importanza delle opere di apostolato. I Papi v’invitano quotidianamente i fedeli. Tuttavia, nella sua estrema concisione, Fatima non ci dice niente di specifico in proposito. Perché la Provvidenza non le giudica necessarie, urgenti? Chi potrebbe ammettere una tale aberrazione? Allora perché il silenzio di Fatima? Il fatto è che viviamo in un’epoca dominata dai sensi, nella quale gli uomini riconoscono facilmente la necessità di agire, perché l’azione è qualche cosa che i sensi colgono, la cui efficacia spesso è suscettibile di essere valutata in cifre, con statistiche, attraverso risultati tangibili. E perciò non è particolarmente difficile attirare l’attenzione delle anime autenticamente zelanti sull’importanza dell’azione. Ma è e continua a essere molto difficile attirarle verso quanto è spirituale, interiore, invisibile. E perciò la preghiera, la vita interiore, l’uomo le comprende più difficilmente, a esse dedica meno tempo e meno interesse. È decisamente comprensibile che a Fatima la Madonna abbia insistito sulla necessità della preghiera e della penitenza al punto da farne l’elemento essenziale del suo messaggio. Che bel vantaggio avrebbe tratto da questo fatto dom Chautard [Jean-Baptiste-Gustave O.C.S.O. (1858-1935)] se al suo tempo l’argomento "Fatima" fosse stato chiarito quanto oggi? (9)

Non basta pregare: è necessario espiare

Infine, un punto essenziale. La Madonna non parla soltanto della preghiera. Vuole espiazione, sacrificio. Vi è stata un’epoca nella quale si sia maggiormente fuggito il dolore? Vi è stata un’epoca nella quale si sia parlato meno della necessità della mortificazione? Vi è stata un’epoca in cui si sia avuta meno la nozione dell’importanza del sacrificio? Quindi verso questo punto la Madonna attira in modo speciale la nostra attenzione. Nei grandi secoli di pietà, l’espiazione era un fatto frequente nella vita degli uomini e dei popoli. Si facevano grandi pellegrinaggi per espiare i peccati. Nelle grotte, nelle foreste, nei chiostri, si trovavano autentiche legioni di anime votate alla vita di espiazione. Nei testamenti si lasciavano fortune intere per opere pie o di carità, in remissione dei peccati. Vi erano confraternite specialmente votate a promuovere la penitenza. Vi erano processioni espiatorie alle quali prendevano parte intere città. Oggi non mancano manifestazioni collettive di pietà. Ma, per quanto la Chiesa ci inciti alla penitenza, che parte ha questa in tali manifestazioni? Che parte ha nella nostra vita privata? Piccola, perfino piccolissima. Sembra indiscutibile che anche su questo punto Fatima ci dia preziose lezioni.

Torneremo sull’argomento.

Note:

(1) Questo commento su Fatima risulta dalla fusione di due articoli dell'autore apparsi sulla rivista italiana "Cristianità" (n° 317, maggio-giugno 2003). Gli originali in lingua portoghese erano apparsi sul mensile brasiliano Catolicismo (N.29 e n.30, 1953), rispettivamente sotto i titoli: "Fátima, explicação e remédio da crise contemporânea" e "A Devoção ao Coração de Maria salvará o Mundo do Comunismo".

(2) Cfr. Fátima, o acontecimento capital do século XX, in Catolicismo, n. 28, Campos (Rio de Janeiro) aprile 1953. E cfr. Antonio Augusto Borelli Machado, Fatima: Messaggio di Tragedia o di Speranza? Con la terza parte del segreto, trad. it, Luci sull’Est, Roma 2002.

(3) Nel 1953, l’Immagine Pellegrina della Madonna di Fatima – una delle quattro scolpite nel 1946, in cedro brasiliano, dallo scultore portoghese José Ferreira Thedin (1892-1971), con la supervisione di suor Lucia – percorre l’intero territorio del Brasile, raggiungendo anche la diocesi di Campos, nello Stato di Rio de Janeiro: cfr. Halvécio Alves, Acolhimento triunfal à Virgem de Fátima, in Catolicismo, anno LII, n. 629, San Paolo maggio 2003, p. 41. Nell’occasione sul mensile Catolicismo, allora edito appunto a Campos, compaiono due articoli dei quali viene proposta la traduzione.

(4) "Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte e in modo speciale quando fate qualche sacrificio: "O Gesù, è per amor vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria" " (A. A. Borelli Machado, op. cit., p. 40, nel corso della terza apparizione, del 13 luglio 1917).

(5) "O Gesù mio, perdonateci, liberateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime, soprattutto le più bisognose" (ibid., pp. 45-46, sempre nel corso della terza apparizione).

(6) Pio XI, Enciclica sulla riparazione dovuta al sacratissimo Cuore di Gesù "Miserentissimus Redemptor", dell’8-5-1928, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 5, Pio XI (1922-1939), ed. bilingue, EDB, Edizioni Dehoniane Bologna, 1995, pp. 322-349 (pp. 340-341).

(7) Ibid., pp. 342-343.

(8) Pio XII, Discorso agli Uomini di Azione Cattolica d’Italia "Nel contemplare", del 12-10-1952, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XIV, pp. 355-362 (p. 359).

(9) Cfr. Dom Jean-Baptiste Chautard O.C.S.O., nel suo celebre trattato L’Anima di ogni Apostolato (trad. it. dal testo critico integrale, Luci sull’Est, Roma 2002), stigmatizza la tendenza in certi cattolici superficiali a non vedere che l’apostolato si basa primariamente su preghiera e contemplazione anziché azione e opere.


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