Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

L’India e il suo popolo sognatore

 

 

 

 

 

 

Rivista "Catolicismo" N. 813, Settembre 2018 (*)

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Il Tempio Dorato della città di Amritsar (Punjab)

Abbiamo un esempio dell’India tradizionale in questo tempio tutto dorato e immerso per metà nell’acqua. Indica bene uno degli aspetti più attraenti degli indiani, che sono un popolo sognatore. Ma non nel senso di chi sogna cose vane e irrealizzabili.

È un sognatore che possiede una grande anima e aspira a cose straordinarie, molto superiori al terra-terra della vita comune, e per questo finisce col realizzare meraviglie. Io non intendo adoperare una formula priva di senso, bensì una realtà psicologica palpabile.

Come è stato possibile costruire un tempio così? Il fatto di costruire ha un suo merito, ma è secondario a confronto delle aspirazioni dell’anima, al cogitare ed al pianificare. Cose come queste sono principalmente frutto di una elaborazione dell'anima. Molti di loro pensarono a una vita, a un tenore di esistenza, a un ambiente molto superiore a quello della semplice quotidianità. E sotto l’impulso delle loro aspirazioni interiori, nobili e superiori, iniziarono a modellare qualcosa che le loro anime richiedevano. Quando si pensa ad una bellezza difficile da concepire, quando si pianifica qualcosa difficile da realizzare, allora si sogna. Pertanto, non è il sogno del pigro, del tonto. È il sogno dell'uomo esecutore, la prefissazione di un obbiettivo elevato.

In India vi sono altri templi le cui cupole hanno una base con un diametro relativamente esiguo, si allargano soavemente, per poi terminare in alto con una puntina. È come l’anima che contempla una realtà normale, comune, ma desidera di più. Quindi elabora qualcosa di superiore, e seguendo una tendenza graduale verso l'alto raggiunge un circolo ancora maggiore, e si avvera un ideale. In seguito, esso tende ancora più su.

C’è qualcosa che rappresenti meglio il grafico di un sogno?

Queste diverse cupole, quasi impilate una sull’altra, danno l’idea di una prodigiosa capacità di sognare, di accumulare elementi uno vicino all’altro, in modo tale che l’uomo rimanga mezzo intontito dall’immensità e dalla bellezza delle cose che ha escogitato.

Tuttavia, è bene considerare che queste opere furono pensate e realizzate da anime pagane, che non conoscevano l’unica vera luce della Terra: il Lumen Christi. Cosa sarebbero queste anime, se fossero cattoliche? Se fossero state battezzate e avessero praticato intensamente la Religione Cattolica, che cosa avrebbero fatto? I Santi indiani, come sarebbero? Quali slanci, quali opere, quali audacie, quali vittorie!

(*) Brani di una conferenza del 4 Settembre 1985. Traduzione a cura del "Circolo Culturale Plinio Corrêa de Oliveira". Senza revisione dell'autore.