Cristianità, Anno IX – N. 75-76, luglio-agosto 1981, pag. 6-9

 

L'ultima opera di Plinio Corrêa de Oliveira

«Sono cattolico: posso essere contro la Riforma Agraria?»

 

Una breve ma indicativa analisi — che trae spunto dal libro scritto dal professor Plinio Corrêa de Oli­veira e da Carlos Patricio del Campo — di un documento dei vescovi brasiliani sul problema della Ri­forma Agraria. I delicati problemi di coscienza posti ai cattolici brasiliani da un documento episcopale che suscita gravi perplessità per la sua difformità dall'insegnamento tradizionale del Magistero in materia sociale e per l'affrettata e superficiale procedura con cui i vescovi sono pervenuti alla approvazione del testo.

 

 

In un enorme edificio posto nel municipio di Indaia­tuba, nell'interno, dello Stato di San Paolo, già sede del noviziato dei gesuiti, si riunisce una rispettabile assem­blea. Circa duecentotrenta membri di un alto organismo brasiliano discutono e poi votano un importante documen­to destinato a esercitare una notevole influenza sul futuro del Brasile. Tutta la stampa rivolge le luci della propagan­da sul grande avvenimento.

Per le cariche che occupano e per i titoli che ostenta­no, i rispettabili membri della venerabile assemblea me­ritano l'attenzione di tutta la nazione.

Vista così, da fuori, l'assemblea sembra circondata da tutte le forme di prestigio, di rispettabilità e di influenza. Il documento finale che emetterà dovrà, di conseguenza, rivestirsi di tutte le caratteristiche di competenza, di se­rietà e di solidità necessarie per imporsi al più esigente dei critici.

La realtà, purtroppo, non si combina con questa de­scrizione. La fotografia della votazione finale, diffusa dai giornali, illustra adeguatamente il clima della assemblea. Privi, nella grande maggioranza dei casi, degli abiti pro­pri della loro condizione, sono i vescovi brasiliani che si riuniscono in Itaici. Il documento che pubblicano, a con­clusione della assemblea del febbraio 1980, si intitola Igreja e problemas da terra (1).

 

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(1) Il documento, con il titolo La chiesa e la terra. Con­ferenza nazionale dei vescovi brasiliani, si trova in traduzione italiana in il regno/documenti, anno XXV, n. 418, 1-5-1980, pp. 215-222.

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Un problema di coscienza per i cattolici: è lecito discordare dal documento della conferenza nazionale dei vescovi brasiliani (CNBB)?

I mezzi di comunicazione sociale di tutte le sfumatu­re ideologiche non cessano di presentare la CNBB al pub­blico come portavoce ufficiale di tutto l'episcopato bra­siliano. I documenti emanati dalle sue assemblee genera­li, realizzate abitualmente nel febbraio di ogni anno, a Itai­ci, sembrano imporsi al rispetto di tutti i fedeli.

Questo fatto pone i cattolici brasiliani in una difficile situazione di coscienza, quando osservano che, più di una volta, le prese di posizione della CNBB non si combinano sia con la realtà nazionale, sia — il che è più grave — con il secolare insegnamento del Magistero supremo.

Ora, i cattolici ben formati sanno che, secondo tale dottrina, normalmente tocca a ogni fedele accettare con fiducia le prese di posizione dell'episcopato. Ma quando, sia per qualcosa di insolito nella materia, sia nel modo di esporla, il fedele trova prudente motivo per temere qual­che sbaglio nel documento episcopale, gli spetta il dirit­to, e perfino il dovere, di confrontare i documenti dell'in­segnamento autorizzato e legittimo dei Pastori locali con gli insegnamenti della Cattedra di san Pietro.

Diventa quindi spiegabile il fatto che, nella situazione attuale, creata dalla pubblicazione del documento della CNBB Igreja e problemas da terra, qualcuno facesse que­sto confronto.

È quanto ha fatto, con la competenza e la vivacità che gli sono abituali, il professor Plinio Corrêa de Oli­veira, presidente del consiglio nazionale della Sociedade Brasileira de Defesa da Tradição, Família e Propriedade (TFP), nel suo nuovo studio intitolato Sou Católico: posso ser contra a Reforma Agrária? (2).

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(2) Cfr. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA e CARLOS PATRICIO DEL CAMPO, Sou católico: posso ser contra a Reforma Agrária?, Vera Cruz, San Paolo 1981.

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In primo luogo, come è già stato detto, il documento Igreja e problemas da terra assume una posizione agro-riformistipa che non trova fondamento nei documenti tradizionali del supremo Magistero, divergendo anche, in diversi punti, dai suoi insegnamenti.

D'altro lato, nel giudizio sulle situazioni di fatto, il documento della conferenza episcopale brasiliana, si li­mita ad affermazioni generiche, appoggiate talora su una scarsa documentazione, quando non prive di qualsiasi fondamento documentario.

Di conseguenza i cattolici, in quanto cattolici, hanno non soltanto il diritto, ma, a seconda dei casi, il dovere di opporsi alla Riforma Agraria preconizzata dal documen­to della CNBB (3). Da ciò il sottotitolo del libro: Posso e devo ser contra a Reforma Agrária. Considerações doutri­nárias.

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(3) Nel volume in esame, e quindi in questo articolo, con Riforma Agraria con le iniziali maiuscole si intende fare riferi­mento a una riforma agraria rivoluzionaria, di sinistra e insana, che comporta il colpire a fondo e perfino l'eliminare la proprietà privata. Perciò, le critiche rivolte alla Riforma Agraria non si riferiscono in alcun modo a eventuali misure che promuovano un autentico progresso nella vita agricola oppure agro-zootecnica, in armonia con la tradizione brasiliana.

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Con tale affermazione ampia, fondata su una analisi esauriente del documento dell'episcopato, il nuovo lavo­ro del professor Plinio Corrêa de Oliveira aiuta i lettori nella soluzione di un problema di coscienza di fatto an­gustiante, ma in realtà inesistente.

 

Come la CNBB ha optato per la Riforma Agraria

Questa conclusione, alla quale si giunge attraverso una analisi interna di Igreja e problemas da terra, è rafforza­ta dalla considerazione di come si è giunti alla approva­zione del documento della CNBB. Lo descrive l'arcivesco­vo di Belém do Parà, mons. Alberto Gaudéncio Ramos, nella rubrica Recanto do Pastor, che tiene sulla Voz de Nazaré (4).

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(4) Cfr. Voz de Nazaré, 16-3-1980.

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Dopo avere osservato che i vescovi — molto indaffa­rati — difficilmente hanno tempo per uno studio appro­fondito del documento prima dell'inizio della assemblea, limitandosi a un esame sommario durante il viaggio ver­so Itaici, l'arcivescovo di Belém narra come viene fatta la discussione del testo. E mostra che, in fin dei conti, tutto dipende dalla commissione incaricata della redazione del documento, « che seleziona esaurientemente e raggruppa le opinioni simili e, a sua discrezione, le accoglie o le rifiu­ta » (5). Inutile sottolineare quanto debba influire, sulla forma finale del testo, l'orientamento degli elementi che compongono la citata commissione...

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(5) Ibidem.

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Segue la votazione, punto per punto, del documento.

I vescovi siedono, nell'assemblea, raccolti secondo le re­gioni da cui provengono, secondo le quali è divisa la CNBB. Spiega, allora, mons. Gaudêncio Ramos: « I segretari del­le conferenze regionali contano i cartelli levati e vanno a portare i risultati, a bassa voce, al tavolo della segreteria, questo vi può essere un margine di equivoci oppure di distrazioni » (6).

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(6) Ibidem.

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Si passa, infine, alla votazione finale. Tutti i cattolici brasiliani si aspetterebbero che si facesse in un ambiente ben diverso da quello descritto dall'arcivescovo di Belém do Para: « L'approvazione di così importanti documenti è fatta quasi sempre in fretta, mentre molti vescovi sono già partiti al mattino presto, mentre tutti sono stanchi e alcuni guardano gli orologi, ormai preoccupati dell'auto­bus per la stazione delle corriere o per l'aeroporto... È chiaro che, in queste condizioni, la tendenza è quella di approvare tutto quanto viene proposto » (7).

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(7) Ibidem.

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Così è stato approvato il documento Igreja e proble­mas da terra. E per esso, studiato senza grande profon­dità e votato di corsa, con molti vescovi con l'occhio al­l'orologio e disposti ad « approvare tutto quanto viene proposto », la CNBB chiede l'assenso dei cattolici brasi­liani!

Come non congetturare, di fronte al panorama trac­ciato dall'arcivescovo di Belém, che Igreja e problemas da terra non rappresenti con precisione il pensiero di tutto l'episcopato brasiliano, ma della piccola parte che — com­pletamente conscia di quello che vuole e di quello che fa — porta la maggioranza dei prelati a seguirne le orme?

Tale congettura fa ricordare il commento emesso da un altro arcivescovo, mons. Luciano Cabral Duarte, di Ara­caju — per altro, partigiano anche lui di una Riforma Agra­ria —, che ha affermato: « Mi sembra che questo documento non meritasse la approvazione della CNBB. È un male per un argomento estremamente grave e importante come questo » (8).

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(8) Folha de S. Paulo, 15-2-1980.

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La ispirazione marxista di Igreja e problemas da terra. La Riforma Agraria, meta comunista ben nota

L'arcivescovo di Aracaju va anche oltre, e vede nella terminologia utilizzata nel documento — la distinzione tra « terra di sfruttamento » e « terra di lavoro » — una « ispirazione marxista », « incompatibile con la dottrina sociale della Chiesa » (9).

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(9) Jornal do Brasil, 13-2-1980.

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Non è questo, d'altronde, l'unico punto di avvicinamento tra la dottrina marxista e la dottrina che ha ispirato i redattori del documento della CNBB, come dimostra il professor Plinio Corrêa de Oliveira nel suo studio sull’argomento.

È perfettamente noto che, in Brasile, il pioniere della rivendicazione della Riforma Agraria è stato il partito co­munista, e questo dai primordi della sua attività, negli an­ni Venti. Tutto questo è comprensibile dal momento che, essendo l'ugualitarismo sociale ed economico la meta co­munista per eccellenza, non si può concepire nessun regi­me comunista, finché si conserva la proprietà privata nel mondo agricolo. Infatti essa genera naturalmente la disu­guaglianza.

Ora, mentre la dottrina cattolica postula una società armonicamente gerarchizzata, la dottrina comunista vuole uguagliare tutto, come si trova definito nel programma del Partito Comunista russo: « Il comunismo è un regime sociale senza classi, con una unica forma di proprietà dei mezzi di produzione — la proprietà di tutto il popolo — e con una piena uguaglianza sociale di tutti i membri del­la società » (10).

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(10) E. MODRZHINSKAYA e TS. STEPANIAN, El futuro de la sociedad, Editorial Progreso, Mosca 1973, p. 374.

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Si deve sottolineare la importanza di questo punto nella strategia dei comunisti. Se questi, dominando il Bra­sile, riuscissero a statalizzare tutta la proprietà industria­le e urbana, rimanendo ancora privata l'agricoltura — che costituisce, in superficie, l'immensa maggioranza del paese —, per loro la situazione sarebbe semplicemente insostenibile. Da ciò la necessità prioritaria, per i comu­nisti, di instaurare la Riforma Agraria.

Ora, il documento episcopale concepisce la Riforma Agraria sostanzialmente come una Riforma Fondiaria, da realizzare sotto la influenza del principio per cui, dal punto di vista socio-economico, la piccola proprietà di di­mensioni familiari costituisce il modello ideale. Da questa concezione utopistica della miniproprietà-panacea deriva la tendenza costante del documento alla frammentazione fondiaria.

Igreja e problemas da terra avvia così il paese sui sentieri già da tanto tempo indicati con successo dal par­tito comunista. E in questo opera come un prezioso — in realtà, indispensabile — « compagno di strada » del partito comunista stesso.

Non meraviglia, dunque, che il giornale comunista Voz da Unidade, successo alla Voz Operária come organo ufficiale del Partito Comunista Brasiliano, abbia fatto i più aperti elogi del testo episcopale: « Il documento "Igreja e problemas da terra" [...] può essere considerato come un segno di rilievo nel lavoro che da circa 28 anni la CNBB sta dedicando al problema della terra [...].

«Condannando chiaramente il capitalismo, il modello economico vigente e dichiarandosi favorevole a una auten­tica Riforma Agraria, la 18" assemblea generale della CNBB ha dato un importante contributo per, come dice lo stesso documento di Itaici, "la costruzione dell'Uomo nuovo, ba­se della nuova società" » (11).

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(11) Voz da Unidade, n. 1, 30-3/5-4-1980.

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Da ciò, ancora una volta, il diritto e il dovere dei cat­tolici di opporsi alla Riforma Agraria preconizzata dal do­cumento episcopale. Questo è il patriottico servizio reso al Brasile dal libro Sou católico: posso ser contra a Reforma Agrária?

 

Invasione della sfera dello Stato da parte della CNBB, che si manifesta in modo flagrante in Igreja e problemas da terra

Il libro Sou católico: posso ser contra a Reforma Agra­ria? mostra anche che Igreja e problemas da terra prati­ca una flagrante interferenza nella sfera dello Stato.

Secondo la dottrina cattolica, ogni Stato deve promuo­vere il bene comune temporale del rispettivo popolo. Co­sì, tutto quanto riguarda la indipendenza, la prosperità, il benessere e il progresso di un paese è posto sotto l'azione dello Stato.

Quanto alla Chiesa, non tocca a essa immischiarsi in problemi temporali, se non ratione peccati, cioè quando, nell'ordine civile, qualcosa viola la legge di Dio, come nel caso del divorzio, della limitazione delle nascite, della lai­cità scolastica, ecc. (12).

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 (12) In questo senso sono molto illuminanti le raccomanda­zioni dirette da Giovanni Paolo II ai vescovi brasiliani, in una lettera datata 10 dicembre 1980. Da questa lettera, riprodotta sui grandi organi della stampa quotidiana, stralciamo il seguente passaggio: « [...] la chiesa perderebbe la propria identità più profonda — e con la sua identità anche la sua credibilità e la sua vera efficacia in tutti i campi — se la legittima attenzione alle questioni sociali la distraesse da quella missione essenzial­mente religiosa, che non è in primo luogo la costruzione di un mondo materiale perfetto, ma l'edificazione del regno che inizia qui per manifestarsi pienamente nella parusia. Molte altre istanze hanno l'obiettivo, il dovere e la capacità di adoperarsi per il benessere delle persone, l'equilibrio sociale, la promozione della giustizia. La chiesa non si sottragga alla sua partecipazione a codesto compito e assuma essa stessa con frequenza anche attività di supplenza. Tuttavia non può farlo a detrimento della missione che le è propria e che nessun'altra istanza realizzerà, se non è essa a farlo: trasmettere come depositaria autentica la Parola rivelata; annunciare l'assoluto che è Dio; predicare il nome, il mistero, la persona di Gesù Cristo; proclamare le beati­tudini e i valori evangelici e invitare alla conversione; comuni­care agli uomini il mistero di grazia di Dio nei sacramenti della fede e consolidare questa fede: in una parola evangelizzare e evangelizzando costruire il regno di Dio. La chiesa commette­rebbe un tradimento verso l'uomo se, pur con le migliori inten­zioni, gli offrisse il benessere sociale, ma lo defraudasse o gli desse scarsamente ciò a cui più aspira (talvolta anche senza ren­dersene conto), ciò a cui ha diritto, ciò che spera dalla chiesa e che soltanto essa può dargli » (GIOVANNI PAOLO II, Vigilate sul­l'identità della Chiesa, lettera ai vescovi del Brasile, del 2-2-1981, in il regno/documenti, anno XXVI, n. 436, 1-3-1981, p. 131).

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Ora, Igreja e problemas da terra invita a fare una critica globale di tutto il processo di sviluppo socio-econo­mico brasiliano, esternando la convinzione che è indispen­sabile sottoporre questo processo a una riforma comple­ta, secondo mete e metodi indicati nello stesso documen­to. Il che comporta un andare molto oltre le competenze specifiche dell'episcopato.

Le osservazioni fatte fino a questo punto mettono in rilievo le obbiezioni che si possono sollevare contro il do­cumento in questione dal punto di vista della dottrina cattolica. È quanto si ricava dallo studio del professor Plinio Corrêa de Oliveira che forma il Titolo I dell'opera Sou católico: posso ser contra a Reforma Agrária?

 

Igreja e problemas da terra è anche notevolmente
manchevole dal punto di vista economico

Dal punto di vista economico, si è incaricato di indi­care le gravi lacune di Igreja e problemas da terra Carlos Patrício del Campo, master of Science in economia agra­ria presso la università di Berkeley, in California. Il suo studio ben fondato costituisce il Titolo II del libro, che dimostra come la visione della crisi brasiliana presentata dal documento episcopale, così come i rimedi che detto documento propone, formano soltanto un tutto coerente che ha come quadro di fondo la dottrina marxista. Inol­tre, in diversi punti del documento affiorano molteplici formulazioni esplicite coerenti con questa dottrina, il che rivela, ancora una volta, una ispirazione ideologica mar­xista.

Trattando di un tema di ordine economico, che, tut­tavia, in quanto tale, sfugge alla competenza e alla auto­rità dei vescovi, sarebbe stato indispensabile che Igreja e problemas da terra facesse riferimento a studi e ad auto­ri rappresentativi delle diverse scuole di pensiero econo­mico, per fondare la sua analisi su basi scientifiche e dare consistenza alle soluzioni da esso proposte. Ma gli studi e gli specialisti sono semplicemente ignorati dal documen­to in questione.

In assenza di tali riferimenti, ci si poteva aspettare almeno che Igreja e problemas da terra fosse ricco di da­ti, di formulazioni e di ragionamenti, che giustificassero le sue affermazioni e le sue conclusioni. Ma, come mette in evidenza lo studio di Carlos Patricio del Campo, di tutto questo il testo è povero.

Alcuni esempi sono sufficienti per mostrare come il documento manipola i dati statistici per confondere il lettore e per portarlo a considerare la Riforma Agraria una misura giusta e necessaria.

 

Igreja e problemas da terra confonde il lettore con statistiche impressionanti... ma inadeguate

Il documento della CNBB dice: « Nel 1950, il 19,2% dei lavoratori non erano proprietari dei fondi rurali (cioè 1 contro 4, circa). Nel 1975, per ogni lavoratore non proprie­tario c'erano appena 1,6 proprietari »(13). Da ciò conclude che: « la proprietà della terra diventa inaccessibile ad un numero sempre maggiore di lavoratori » (14).

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(13) La chiesa e la terra. Conferenza episcopale dei vescovi brasiliani, in il regno/documenti, anno XXV, n. 418, cit., p. 215.

(14) Ibidem.

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Come si vede, Igreja e problemas da terra prende co­me base della sua argomentazione un indice rappresenta­to dal rapporto tra il numero di lavoratori non proprie­tari e il numero di lavoratori proprietari. Ora, questo in­dice è semplicemente inadeguato per misurare la accessi­bilità alla proprietà della terra, perché, tra altre ragioni, è indipendente dall'insieme della popolazione agricola attiva.

Spiega Carlos Patrício del Campo: « Un esempio chiari­sce il nostro pensiero. Supponiamo che la popolazione at­tiva sia uguale a 20, dei quali 5 sono produttori proprie­tari, 10 produttori non proprietari e 5 semplici salariati. L'indice utilizzato dal documento episcopale sarebbe ugua­le a 0,50 (5 ÷ 10 = 0,50).

« Immaginiamo ora che la popolazione attiva raddop­pi a 40, dei quali 10 siano produttori proprietari, 5 produt­tori non proprietari e 25 salariati. L'indice aumenterebbe a 2,00 (10 ÷ 5 = 2,00) e indicherebbe migliorie nella acces­sibilità alla proprietà della terra, il che contraddice la stes­sa evidenza dei numeri »(15).

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(15) P. CORRÊA DE OLIVEIRA e C. P. DEL CAMPO, op. cit., p. 276.

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Un altro esempio: il documento episcopale fa riferi­mento, senza rifarsi a nessuna fonte, a « milioni di migran­ti » esistenti in Brasile (16), e descrive la loro situazione co­me di estrema penuria e infelicità. È interessante il fatto che il testo, a questo punto, non arrischi a fissare il nu­mero dei milioni. Lascia tale numero sospeso nell'aria.

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(16) La chiesa e la terra. Conferenza episcopale dei vescovi brasiliani, in il regno/documenti, anno XXV, n. 418, cit., p. 216.

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Si parla, è vero, di un numero che andrebbe da 30 a 40 milioni. Ma queste cifre, apparentemente così elevate, smettono di impressionare quando si viene a sapere la definizione di migrante utilizzata dal censimento: migran­te è chiunque non sia originario del municipio in cui at­tualmente risiede. Si noti che la definizione non tiene in conto il tempo di residenza nel municipio.

Ora, uno studio recente relativo alle zone metropoli­tane ha mostrato che il 60% dei capi di famiglia migranti risiedevano da più di 10 anni nel luogo di destinazione, e il 75% da più di 6 anni. Che senso ha considerare come migrante una persona che risiede da 5 oppure da 10 anni nello stesso luogo? Ancora di più con le connotazioni che il documento in esame attribuisce al termine.

Così, il fenomeno migratorio, così normale in un pae­se come il Brasile, rimane subito deflazionato da queste considerazioni. Altre se ne trovano nello studio di Carlos Patricio del Campo, che mostrando come, oltre a essere un fenomeno naturale, il processo migratorio, se considera­to nella sua globalità, è promettente, fecondo e stimolan­te. Igreja e problemas da terra non vede questa realtà, ma soltanto gli aspetti negativi che, come tutto quanto è umano, le migrazioni presentano.

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Un altro cavallo di battaglia del documento episcopa­le è il tema della concentrazione della proprietà della terra. In esso si legge: « Il censimento agro-zootecnico del 1975 ha rivelato che il 52,3% delle proprietà rurali del paese misurano meno di 10 ettari, ed occupano la scarsa area del 2,8% di tutta la terra posseduta. Come contropar­tita, lo 0,8% dei fondi misura più di 1.000 ettari ed oc­cupa il 42,6% dell'area totale. Più della metà dei fondi agro-zootecnici occupa meno del 3% della terra e meno dell'1% dei fondi ne occupa quasi la metà » (17).

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(17) Ibid., p. 215.

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Per le persone sprovvedute ed estranee ai problemi economici, i numeri presentati da Igreja e problemas da terra sembrerebbero indicare una situazione di estrema anormalità: più del 50% delle proprietà rurali occupano meno del 3% della terra, e meno dell'1% delle proprietà rurali occupano quasi il 50% della terra.

L'autore demolisce questo argomento mostrando, con esempi numerici, che un paese può essere impegnato in un processo crescente di diffusione della proprietà e, tut­tavia, le percentuali, calcolate alla maniera di Igreja e pro­blemas da terra, possono indicare una sempre maggiore concentrazione della proprietà. Le persone interessate a conoscere come il documento è caduto in questo e in al­tri errori elementari devono leggere l'opera che segnalia­mo, nella quale le tabelle e le analisi elaborate chiarisco­no convenientemente l'argomento (18).

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(18) Cfr. P. CORRÊA DE OLIVEIRA e C. P. DEL CAMPO, op. cit., pp. 305 ss..

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Incoerente e divergente dal punto di vista della dottri­na cattolica, inconsistente e vago dal punto di vista eco­nomico, il documento episcopale non ha nessuna base per imporsi all'accoglimento dei cattolici brasiliani.

 

Sulla scia dei libri precedenti della TFP: fedeltà e ortodossia

Pubblicazione ufficiale della TFP, l'opera Sou católi­co: posso ser contra a Reforma Agrária? si inserisce in una ormai lunga scia di libri divulgati da questa associa­zione, che si sono distinti per la irreprensibile ortodossia e la perfetta conformità con i doveri morali del cattolico e i precetti del diritto canonico.

In questa lunga serie, bisogna mettere in evidenza soprattutto il libro Reforma Agrária. Questão de Consciên­cia, pubblicato vent'anni fa, che ha contribuito in modo decisivo a scatenare il grande movimento di opinione che ha ripulito il paese dal comunismo di João Goulart, all'ini­zio degli anni Sessanta, che tentava di instaurare in Bra­sile le riforme socialiste e confiscatorie (19).

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(19) Cfr. ANTONIO DE CASTRO MAYER, GERALDO DE PROENÇA SIGAUD, PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA e LUIZ MENDONÇA DE FREITAS, Reforma Agrária. Questão de Consciência, Vera Cruz, San Paolo 1960.

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Reforma Agrária. Questão de Consciência ha provoca­to a suo tempo un grande dibattito dottrinale attorno al­le cosiddette «riforme di base».

È possibile che il nuovo libro susciti analoghi con­fronti. Se dalle nobili e alte sedi, comprensibilmente con­trariate da esso, qualcuno vuole confutarlo, la TFP è di­sposta fin da subito, con tutto il rispetto e la serenità di spirito, a intavolare un dialogo. Il che, da un lato, potrà portare solamente frutti di chiarimento e di pace. E, d'al­tro lato, nessuna meraviglia può causare una tale propo­sta in questi giorni nei quali le più alte autorità ecclesia­stiche si vedono cercare il dialogo perfino con correnti situate in posizioni diametralmente opposte dal punto di vista religioso, culturale e socio-economico.

Antonio Augusto Borelli Machado

   

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Principali obiezioni a Igreja e problemas da terra

 

A. Sul piano della dottrina

1. L'ideale cattolico di giustizia in campo socio-­economico (come, per altro, anche in campo ecclesia­stico) non consiste nella completa uguaglianza, ma nel­la convivenza in armonica e proporzionata disuguaglian­za, nella quale siano rispettati i diritti di tutti, padro­ni e lavoratori [...].

2. Anche se la proprietà familiare fosse l'ideale cattolico per ogni e qualsiasi struttura rurale, non se ne potrebbe dedurre che la grande e la media proprie­tà sono intrinsecamente ingiuste. L'insegnamento pon­tificio dice esattamente il contrario.

3. Igreja e problemas da terra mira a risolvere la questione agraria, astraendo da due aspetti ai quali non allude neppure:

a. Essendo la questione agraria una questione so­ciale, ha, di natura, un substrato essenzialmente mo­rale e, a tale titolo, religioso. Questo substrato non può essere visto come un aspetto collaterale della questione agraria, del quale si può sia parlare che tacere; ma co­me il terreno sul quale la società deve trovare la ispi­razione e, l'energia perché la questione agraria si ri­solva [...]. In questo senso Igreja e problemas da terra merita la condanna emessa da Giovanni Paolo II a Pue­bla, sulla Teologia della Liberazione [...].

b. II problema agrario — uno degli aspetti della questione sociale — non si risolverà, come immagina­no i comunisti, attraverso la semplice azione della giu­stizia, e omettendo qualsiasi ricorso alla carità cristia­na [...]. Anche a proposito di quest'ultima, Igreja e problemas da terra tace completamente!

 

B. Sul piano della ipotesi

1. Igreja e problemas da terra non dà prove suffi­cienti di quanto afferma sulla realtà nazionale. Tace, inoltre, della enorme risorsa costituita, per risolvere il problema agrario, dai cinque milioni di chilometri qua­drati di terre incolte (terre demaniali), delle quali il Potere pubblico è il latifondista improduttivo. Non è lecito sopprimere diritti certi, come quelli degli attua­li proprietari, basandosi su prove de facto molte delle quali incerte, altre tendenziose, e altre, infine, clamo­rosamente errate.

2. Ugualmente silente in materia de facto si mo­stra Igreja e problemas da terra per ciò che riguarda gli indigeni. Senza nessuna prova che regga, Igreja e problemas da terra li vede più o meno come il bon sauvage di J. J. Rousseau. Parla con la massima serie­tà della loro « cultura » e « memoria storica » (n. 24), e rivendica per essi terre immense, che, tuttavia, sono incapaci di coltivare in modo soddisfacente. Questo, con danno per il bene comune. Di modo che la proprie­tà indigena è concepita come priva di funzione sociale, al contrario della proprietà individuale del bianco. Igreja e problemas da terra eleva la proprietà comu­nitaria dell'indigeno a una delle alternative valide per il Brasile, ma non presenta il più vago abbozzo di giu­stificazione per questa tesi.

3. Descrivendo così arbitrariamente e categorica­mente situazioni socio-economiche, Igreja e problemas da terra avanza gravi critiche (di natura esclusivamente economica) a tutto il processo di crescita della econo­mia brasiliana (nn. 15-21) e all'azione degli ultimi go­verni in questa materia (nn. 35-41). Di conseguenza, Igreja e problemas da terra rivendica per sé la funzio­ne di dipingere la situazione de facto della nazione, an­che in una materia rispetto alla quale i più dotti ed esperti sono in disaccordo tra loro, il che cade fuori dalla specializzazione dei membri dell'episcopato nazionale.

Plinio Corrêa de Oliveira

Sou católico: posso ser contra a Reforma Agrária?, Vera Cruz, San Paolo 1981, pp. 92-94.

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